Città raccontate: Napoli n. 2 (La vita si fa per strada)

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La vita si fa per strada

Da queste parti gli scugnizzi esistono da sempre, si può dire che siano nati con il mito di Partenope e sono a lei sopravvissuti. Li trovi ovunque, in ogni crocicchio, fuori ad ogni strada. Stanno li per ore, li vedi fare squadra e ridere ad alta voce. Pure Gemito (che pure era uno di loro), lo geniale scultore, ne comprese il ruolo ed immortalò il loro spirito in memorabili bronzi. Nel passato (quelli che ci ha raccontato Matilde Serao o che ci ha mostrato il neorealismo di De Sica), questi ragazzetti di strada, avevano una faccia da schiaffi e la tenerezza insieme, i piedi sporchi e gli abiti lerci; oggi, li trovi sempre negli stessi posti, ma sono cambiati. Di schiaffi ne tirano ancora di più per la spudoratezza e l’insolenza che mostrano, ma ancora sono coreografia delle strade storiche napoletane.

E capita così che davanti al Duomo in un pomeriggio afoso d’estate ingaggiano altri coetanei, scugnizzi anche loro, per giocare la partita del giorno. E allora tra un vociare che si alterna tra frastuoni e schiamazzi senti anche sonori e intraducibili improperi rivolti all’avversario che gli ha stoppato il pallone o a quell’incauto turista che si è concesso il piacere di attraversare il campo. E tiro dopo tiro, ti ritrovi il giorno dopo il supersantos (quello che da queste parti ancora si compra nella sua retina blu attaccato con le mollette alle porte basso della signora nel vicolo) che sfoggia il suo bell’arancione ai piedi della Madonna che si eleva al centro della lunetta del portale del centrale. È una scultura medievale di Tino da Camaino, l’artista che nel Trecento arricchì la città con le sue opere: lo vollero qui i sovrani angioni, che fecero di Napoli, la capitale del regno.

E pure allora, in quei tempi, con una morfologia differente, questa città era così.

Si viveva fuori. Già c’erano i bassi che con la loro vita e con i loro scugnizzi si espandevano all’esterno colonizzando angolo per angolo tutto il centro storico, lo stesso che oggi a girarlo ti accorgi di quanto poco sia cambiato. Da sempre il mare che ne lambisce le coste è stato luogo di ristoro per tutta quella gente che uscendo dalle case si è immersa direttamente tra i suoi flussi.

E ancora una volta ci sono loro.

Sono gli scugnizzi, che li vedi attraversare l’asfalto trafficato. Saltellano perché è bollente, il sole scotta. Direttamente col costume sono scesi dal Pallonetto (sulla collinetta di Pizzofalcone), sono usciti proprio da quei bassi, per attraversare Santa Lucia e tuffarsi dagli scogli, tra le barche ormeggiate. E poi dopo, quelli più impavidi, ancora bagnati col costume gocciolante e i capelli incollati, riattraversano rapidi in fila indiana l’asfalto un po’ meno bollente per far ritorno al nido. E c’è sempre il più piccolo che segue a ruota i più grandi, avrà forse sei anni, ma già si muove a muso duro. Di fronte a lui però non puoi non intenerirti e riconoscere in quello sguardo sornione tutta la sfrontatezza di chi ha superato la prima meta.

Testo e illustrazione di Lois: assolocorale.wordpress.com

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7 commenti
  1. lois ha detto:

    Molti degli scugnizzi napoletani provenivano dalla Ruota dell’Annunziata. Da poco restaurata e ancora visibile, un luogo dove si abbandonavano i piccoli che le donne non potevano accudire. Restavano li fino alla maggiore età nei migliori dei casi o venivano adottati. Dopo, erano “dimessi” e venivano lasciati alla vita. Anche Gemito, lo scultore, era un “figlio dell’Annunziata”

  2. E infatti ci sono molti Esposito e cognomi simili a Napoli… Chissà quanti piccoli emuli del mitico Maradona, tra chi non l’ha mai nemmeno visto giocare 🙂

  3. Dalle mie parti la variante del cognome é Degli Esposti. Ma tanti altri ce ne sono.

  4. Sono rimasta molto colpita dai gruppi di ragazzini a Napoli, così spontanei, sicuri di essere nel loro posto, un continuo movimento, come uno sciamare, e poi correre e fermarsi all’improvviso, fra urla e fischi; quanti fischi ho sentito a Napoli! Non mi era mai capitato.

  5. gelsobianco ha detto:

    Lois, è sempre bravissimo nel far vivere ciò che racconta!

    Grazie.
    gb

  6. Il mio posto preferito è Spaccanapoli: l’odore di incenso, i sampietrini sconnessi, il vecchietto che ti sorride dietro la bancarella, la chiacchiera che si scambia inevitabilmente con il negoziante. C’è della magia intrappolata in quella pietra, non c’è dubbio.

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