CR: Madrid n. 8 (Sui passi di Hemingway)

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Sicuramente coloro a cui piace Hemingway sapranno che era innamorato della Spagna. Negli anni ’20 l’aveva visitata in varie occasioni insieme alla sua famiglia. Poi vi ritornò nel 1936-38 come inviato di guerra per conto della North America Newspaper Alliance. Ed è precisamentente durante la Guerra Civile che è ambientato il piú famoso dei suoi romanzi: Per chi suona la campana.

Ritornò negli anni cinquanta attratto dal mondo della corrida. Visse per qualche tempo a Madrid. Di questa città disse: “È la più spagnola di tutte, la più gradevole per viverci, con la gente più simpatica” e riferendosi ai luoghi facilmente raggiungibili da Madrid aggiunse: “Quando si ha avuto il Prado e allo stesso tempo El Escorial, a due ore verso Nord; Toledo al Sud e un bel cammino verso Avila e Segovia, non lontana dalla Granja, si è dominati dalla disperazione al pensiero che un giorno si dovrà morire e dire addio a tutto questo.”

Oggi è ancora possibile ripercorrere alcuni dei luoghi che lui frequentava anche se purtroppo altri non esistono più. Qui ne citeremo solo alcuni.
A Madrid, nel periodo della Guerra Civile, era solito alloggiare all’Hotel Florida, nella Plaza de Callao, luogo oggi occupato dai grandi magazzini ‘El Corte Inglés’. Quest’albergo era frequentato da molti inviati di guerra ma anche da prostitute. Sceglievano questo posto perché c’era acqua calda nelle camere, oltre ad essere situato vicinissimo alla prima linea di fuoco. Questa piccola piazza si trova a metà della Gran Vía. E proprio in questa famosa strada c’è il bar “Museo Chicote”, fondato nel 1931 da Perico Chicote, rinomato barman. I suoi cocktails erano ben conosciuti e degustati da molti scrittori ed intellettuali. Durante la Guerra Civile le amplie finestre del bar erano protette da sacchi di terra che lasciavano libero solo un piccolo spazio per la porta. Hemingway per evitare rischi, percorreva la poca distanza fra questo locale e l’hotel Florida, rasente il muro lungo il marciapiedi della Gran Vía, che a quei tempi fu ribattezzata ‘Avenida del Quince y Medio’ (Viale del Quindici e Mezzo), in riferimento al calibro dei proiettili che usavano le truppe falangiste. Una delle scene della sua opera teatrale “Quinta colonna”, si svolge proprio all’interno di questo bar.

Il quartiere preferito dallo scrittore era quello intorno alla Plaza Mayor. Da questa stessa piazza, scendendo dalla scala che parte dall’‘Arco de Cuchilleros’, si arriva subito al ristorante ‘Casa Botín’. Il proprietario addirittura entrò a formare parte della sua cerchia di amici. Questo ristorante vanta il primato di essere il più antico del mondo, infatti, fu fondato nel 1725. Hemingway era un appassionato della corrida e nel suo romanzo ‘Festa’ menziona Botín, anzi l’ultima scena è proprio ambientata in questo locale. Anche in un altro libro dedicato alla tauromachia “Morte nel pomeriggio” del 1932, ricorda il famoso ‘cochinillo’ (maialetto) di Botín.

Un altro ristorante amato da Hemingway era il ristorante ‘El Callejón’ che frequentava negli anni cinquanta accompagnato da sua moglie Mary. Di questo ristorante disse, in un articolo pubblicato sulla rivista ‘Life’, che aveva il miglior cibo della città. I secondi padroni conservarono il suo ricordo con un busto. Purtroppo il locale fu chiuso negli anni ’90 e adesso è occupato da un ristorante cubano.

La ‘Cervecería Alemana’ della Plaza Santa Ana era uno dei bar favoriti di Hemingway. Frequentata da bohemiens e toreri, ricordò questa birreria nell’articolo ‘Un’estate pericolosa’ pubblicato nella rivista ‘Life’, come un posto ideale per prendere una birra o un caffé.

Altri luoghi visitati dallo scrittore: Hotel Gran Vía, dove c’è una targa che lo ricorda; Hotel Palace, uno dei piú lussuosi della città. Fra il 1923 e il 1926 Hemingway alloggiò con la sua famiglia, nella modesta pensione Aguilar, oggi Hostal Aguilar. La sua stanza era la numero 7. Nel 1931, fu nell’hotel Biarritz. Infine dobbiamo menzionare il bellissimo parco de ‘El retiro’, sognato dal protagonista di ‘Per chi suona la campana’, Robert Jordan, come un luogo dove sarebbe stato felice insieme a Maria.

Fra i luoghi molto visitati dallo scrittore c’era anche il Museo del Prado. Era orgoglioso di come il governo repubblicano fosse riuscito a salvare i principali capolavori della pinacoteca dai danni che avrebbero subito a causa dei bombardamenti durante la Guerra Civile. Le opere più importanti furono portate a Valencia nel 1936 dove vi rimasero fino alla fine del conflitto.

Ma soprattutto, uno dei luoghi più frequentati dal nostro premio Nobel, era la ‘plaza de toros’ de “Las Ventas”. Lì, negli anni ’50, si incontrava con toreri famosi, come Antonio Ordóñez e Luis Miguel Dominguín (famoso anche per il suo matrimonio con l’attrice italiana Lucia Bosè). Cominciò a conoscere il mondo della corrida a Pamplona, nella festa di San Fermín. E questa mescolanza fra coraggio e rischio lo colpì profondamente. Vedeva in questo spettacolo la lotta fra l’uomo e l’animale, la vita e la morte. Come dimostrano molti dei suoi scritti l’idea della morte era sempre presente in lui e lo ossessionò fino alle ultime conseguenze. Nel 1954 gli fu dato il premio Nobel, e sette anni dopo, a 62 anni, si tolse la vita.

Nel collage fotografico: Casa Botín (in alto), Museo Chicote (in basso a sinistra) e la targa presso l’Hotel Gran Vía (a destra)

Ecco gli indirizzi e la mappa dei luoghi:
Museo Chicote – Gran Vía, 12
Casa Botín – Calle Cuchilleros, 37
El Callejón (oggi c’è un ristorante cubano) – Calle de la Ternera, 6
Hotel Tryp Gran Vía – Gran Vïa, 25
Cervecería Alemana – Plaza Santa Ana, 6
Plaza de Toros de las Ventas – Calle Alcalà, 237
Hostal Aguilar – Carrera de San Jerónimo, 32
Hotel Biarritz – Calle Victoria, 2

https://mapsengine.google.com/map/edit?mid=zpq6vZeoFUno.kQClCDBPVi1Y

Testo e foto di Nicoletta De Matthaeis

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