Il (corto)circuito della vivenza (7 vizi capitali: Superbia)

20140219-130605.jpg

Tanto tanto tempo fa, in un posto pieno di foto e distici, vidi l’immagine del Golden Gate dentro un tramonto californiano, e sotto di essa, in corsivo, c’era scritto: “Sta lì, è ancora in piedi. E con i piedi nell’acqua. Non è crollato.” Ammetto che la frase possa non essere precisa alla lettera, ma il senso era proprio quello: ci ricordiamo delle cose solo quando finiscono, quindi perché non tenerle a mente quando ne abbiamo ancora una bella scorta?

L’uomo, invece, si attiva solo nel momento del pericolo o della perdita, per questo la stampa è piena di catastrofi, tragedie, e di tante di quelle divise dei carabinieri che ci si può tenere il catalogo dei corredi stagionali. È una questione di sopravvivenza che dura da ventimila anni: bacca viola, muori; bacca verde, buona. Occhio alla bacca viola.
Dentro internet le cose si sono mescolate, forse perché accadono più cose insieme e anche i colori si mischiano, e la bacca può sembrare viola e un secondo dopo verde, quindi la sopravvivenza è un giro di clic giusto al momento giusto.
Un giorno mi è capitato di leggere, non nel posto delle immagini e dei distici, ma in quello delle facce, di uno che diceva di un altro questa cosa: “Adesso che riesco a vedere che lui ha letto il messaggio un’ora fa, perché non risponde? Ma che modo di fare è?”
Il primo pensiero che mi è venuto in mente, per quell’antico circuito della sopravvivenza dentro il mio cervello, è stato che il tipo che non rispondeva fosse morto. Oppure che fosse precipitato con la sua Audi A4 giù per un viadotto e fosse vivo solo per quella gobba di muschio che la natura teneva lì da chissà quante centinaia di anni. Oppure che avesse perso la gamba destra dopo essersi sentito dire dal primario di ortopedia che sarebbe stato impossibile salvarla. Oppure che avesse una broncopolmonite, o che il padre avesse un tumore, o che il suo cane si fosse perso e lui stesse stampando degli annunci con il numero di cellulare da incollare sui pali della luce con la colla per carta chiesta in prestito al cugino che aveva attaccato i manifesti in città alle ultime elezioni.
Il concetto di sé capita che si mischi con l’immediatezza della comunicazione. Si sovrappone l’“io esisto e ti sto scrivendo” con il “quindi devi esistere pure tu e vedi di sbrigarti a rispondermi”. Ma non è come il circuito della sopravvivenza. È più spocchioso, breve, immediato: è il (corto)circuito della vivenza. È un fumo nero di nervosismo dopo una scintilla di fastidio. È il superamento scoordinato della vita analogica che invece è ancora fatta di lavori, bambini da prendere a scuola, malattie, cani smarriti.
Ma internet è solo un pezzo della curva che stiamo affrontando in piena forza centrifuga, su due ruote e sul ciglio di una strada di montagna senza guardrail, perché un giorno, una mia amica, dopo aver lavorato tredici ore e da dentro un telefonino poco smart, mi disse “beato te!”, un po’ seccata, per aver saputo che io nel frattempo avevo fatto due passi a piedi nella primavera. La mia amica si era dimenticata che quei passi a me erano costati molto per un problema che non mi va di scrivere. Io, in quel momento, ero un altoparlante da riempire, un ponte a schiena su cui passare. Fossi stato almeno il Golden Gate, con i piedi ben saldi nell’acqua e con il tramonto californiano a leccarmi i metalli rossi.

“7 vizi capitali” di Cartaresistente: testi di Sergio Donato – illustrazioni di Davide Lorenzon

Annunci
5 commenti
    • Grazie, vagone. E tu sei sempre gentile.
      Mi permetto (dato che sono all’interno del vizio della Superbia) di far notare ciò che Davide, con la sua illustrazione, è riuscito a vedere nel mio testo. A me è venuto un coccolone: con quel collegamento tra la caviglia e il polso, e l’unghia che attraversa il telefono, che trafigge le persone.
      Spiegazione che, letta così, fa tanto Corazzata Potemkin di Fantozzi, ma credo siano le parole più giuste, o comunque solo quelle che mi sono venute in mente guardando l’illustrazione. 🙂

      • L’illustratore ringrazia: è sempre difficile condensare con un’immagine dei testi d’autore complessi e sopratutto intimisti, aggiungiamo in questo caso il retroscena del “vizio” da far emergere e potremo essere in un terreno di superba dufficoltà. Se però l’illustratore con il suo lavoro emoziona l’autore la soddisfazione è doppia. 🙂

    • Nonostante tutto resto un ottimista, e considero che se si vuole guarire da una malattia non si può non sapere di cosa si è malati. I vizi, purtroppo, sono malattie che si vogliono avere, quindi c’è un altro bel cortocircuito.
      Siamo esseri affascinanti. 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: