Ricordi Mondiali: Monaco 74, Olanda – Germana Ovest 1-2

Trattandosi di un gioco, esula non poco da quelli che sono gli schemi classici di una qualsiasi disciplina sportiva, dove i risultati fanno testo anche sotto il profilo tecnico. Nel calcio, qualsiasi risultato offre motivi di discussione, poiché si può sempre parlare di impostazione, di tattica, di mosse indovinate o meno.
(Aldo De Martino – Alfredo Pigna – Bruno Pizzul – Carlo Sassi, Monaco ’74, Casa Editrice Bietti)

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Monaco 74, Olanda – Germana Ovest 1-2
di Riccardo Filippini

Velo Veronese è un paese sui monti Lessini.
Altezza 1087 mt dal livello del mare, così c’è scritto sul cartello all’arrivo nel paese.
Velo Veronese ha vissuto un emigrazione massiccia nel dopoguerra, quando l’illusione data dall’industrializzazione conseguente alla depressione post bellica e dalla ritrovata possibilità di viaggiare è arrivata come una bomba sulle microrealtà del nostro paese facendone schizzare via i suoi abitanti nei quattro angoli dell’Italia e del mondo, dai più vicini ai più remoti.
In questa diaspora, tra questo popolo in disordinato movimento, una ragazza di dodici anni, che diventerà poi mia madre.
Velo Veronese, qualche centinaio di abitanti d’inverno che diventano migliaia in estate, quando gli emigrati più vicini tornano a riassaporare le loro radici e i loro ricordi.
Arrivano essenzialmente dal Veronese, da Milano; qualcuno dalla Francia o dalla Svizzera.
I più lontani no, quelli resteranno Australia o in Venezuela, ma rimarranno sempre perpetuati nei discorsi, nel ricordo e nelle parole di chi a Velo Veronese si ritrova, ogni anno.
Velo Veronese d’estate, in pratica, si trasforma nel Mar dei Sargassi.
Estate 1974, io con mio fratello (più piccolo di me) e un pallone da calcio in mano, siamo a Velo Veronese, come ogni estate, da giugno a settembre, per tre mesi di vita selvatica.
Tre mesi senza televisione.
Sette Luglio 1974, è domenica e c’è il sole, nella contrada.
La contrada e’ un gruppo di case proprio sotto il monte, proprio come un granello di zucchero caduto da una torta su una tovaglia verde di prato; le case con gli usci rivolti a sud e i muri uniti stretti a formare un arco, un abbraccio aperto davanti ad un cortile di pietre sconnesse.
La loro disposizione è una mappa del tesoro; i loro incavi e interstizi erbosi sono carte geografiche e campi di epiche battaglie con biglie e tappi e giochi inventati.
È domenica, c’è il sole; mio padre scappato dal lavoro e dall’afa della città il giorno prima è li che parla con qualcuno mentre dalla macchina con le portiere aperte e I finestrini abbassati esce la voce del radiocronista. Il tempo è sospeso. Da una parte gli uomini che ascoltano l’autoradio in piedi e più in la le donne nelle loro camicette colorate che parlottano sedute raccontandosi complici l’inverno passato. Una di loro si sta lavando I capelli mentre l’altra l’aiuta versando attenta l’acqua calda da un pentolino di alluminio. L’atmosfera è spensierata e vacanziera.
La partita della radio è Germania Ovest – Olanda, la finale dei mondiali e si sta giocando a Monaco in Germania Ovest.
Inizia la partita e l’Olanda passa subito in vantaggio con Neeskeens, su rigore.
Io e mio fratello con il pallone da calcio, a quel tempo, sempre in mano o attaccato al piede.
Lo spazio del gioco confinato al grande prateria dietro le case quel giorno è rubato ai grandi sul selciato accidentato del cortile davanti.
Uno… due… tre… Il pallone è scivolato a terra e parto così dopo un’occhiata al volo con una gara di palleggi: il corpo impegnato nella ritmica danza di sfida e le orecchie sulla partita.
Io tifo Olanda, l’Olanda del mio eroe Johan Cruyff con il mitico numero 14 che nella competizione in corso ha battuto il Brasile in un partita perfetta con un gol al volo in spaccata acrobatica.
Era l’Olanda del calcio totale, ricordata ancora oggi come l’Arancia Meccanica, la favorita dai pronostici.
Quattro… cinque… sei… Nella primo gruppo del torneo la Germania Ovest è stata battuta dai fratelli della Germania Est ad Amburgo per uno a zero.
I tedeschi prima della loro divisione, solo trent’anni prima pestavano gli scarponi su questo stesso cortile di pietra, in un rastrellamento, cercando lo zio partigiano nascosto in solaio.
Sette… otto… nove… L’Italia la allena Ferruccio Valcareggi. Quell’anno, sarebbe stato l’ultimo mondiale prima dell’era Bearzot. A me Valcareggi sta simpatico, palleggiando immagino che un giorno arrivi a Verona ad allenare la mia squadra del cuore, che strano pensiero è una cosa impossibile! Poi invece, dopo qualche anno, come per incanto questo fatto accadde veramente e allora ricordai quel pomeriggio premitore.
La Germania Ovest pareggia, con Breitner, su rigore.
Dieci… undici… dodici… Forza Olanda, daai! Della Germania Ovest però mi piace Franz Beckenbauer, nella sua maglia bianca sempre immacolata, davanti la difesa, con la sua classe cristallina e il gioco a testa alta e l’attenzione che sembrava avesse su tutti i movimenti dei compagni.
A me invece la palla è caduta, rotolando sotto l’automobile.
Una volta raccolta la passo a mio fratello: ora tocca a lui, a me la conta.
Uno… due… tre… Eppure qui da queste parti la Germania è nel DNA, lo dice la storia, lo dicono i capelli biondi di mia madre ed una lingua antica: il cimbro, parlato dai miei nonni, e dai nonni dei miei nonni, per secoli, in quella casa che noi abitiamo l’estate.
Quattro… cinque… sei… Ci hanno regalato anche l’album delle figurine dei Mondiali 74, un giorno fuori della scuola elementare proprio prima delle vacanze, ho ancora in mente il logo in bianco e nero della manifestazione con un pallone bianco e tre raggi arcuati che capirò solo da grande, adesso infatti quello che vedo mi sembra un disegno nero astratto e stilizzato con la scritta WM74, dove la W e la M sono lo stesso carattere tipografico però rovesciati.
Otto… nove… dieci… L’Italia è stata eliminata subito, ancora nel girone iniziale dall’Argentina e dalla Polonia di Grzegorz Lato, che diventerà capocannoniere del torneo.
Gerd Muller porta definitivamente in vantaggio la Germania Ovest alla fine del primo tempo.
Il secondo tempo sarà per me un’inutile attesa.
Ventuno… ventidue… ventitre… se ci sarà un calciatore in famiglia, questo sarà mio fratello.

Ricordi Mondiali: Monaco 74 di Riccardo Filippini

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