Lettera aperta “T” di Katia Mazzoni

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Lettera aperta a un pendolare
di Katia Mazzoni


Ecco, hai fatto il tuo primo abbonamento ferroviario. Da domani sarai ufficialmente un pendolare. Probabilmente la notizia ha gettato i tuoi famigliari nello sconforto e gli amici ti hanno deriso, cancellando ogni barlume di entusiasmo per il tuo nuovo lavoro. Da domani cambierai vita, entrerai in un mondo nuovo: ti sveglierai ad orari improbabili per infilarti in una stazione buia dove sconosciuti immusoniti e assonnati saranno tuoi compagni di viaggio. Imparerai che puntualità è solo una parola e il tabellone degli orari una truffa. Ti sorprenderai, forse, della stato miserevole dei treni regionali, dei sedili sfondati, delle porte che non si aprono – o peggio – non si chiudono, dei bagni che, se ci sono e funzionano, sono ad alto rischio igienico, dei posacenere a ribaltamento rapido e dei finestrini che non ricordano più la trasparenza. Fiuterai una nuova gamma di afrori, olezzi, miasmi, scoprendo di non aver mai capito prima cosa sia l’odore di umanità. Reimposterai i tuoi livelli di tolleranza al rumore, non tanto per intensità di decibel, quanto per turbolenza sulle frequenze abituali, molestate da trilli, suonerie e conversazioni private, a volte con risvolti demenziali. Scoprirai presto che la temperatura interna al treno non segue le variazioni climatiche stagionali, ma i capricci tecnologici degli obsoleti convogli, o quelli di un Capotreno in evidente crisi termica. Metterai alla prova la tua prestanza fisica rincorrendo treni, resistendo all’assideramento in banchina o allo squagliamento estivo, provando la tua muscolatura dorsale in lunghi tragitti in piedi e la tua capacità toracica allo schiacciamento da ressa in salita, durante la quale – per altro – sarai sottoposto a varie tecniche di palpeggio e struscio, a prescindere dal tuo sesso, ma se sei donna è più probabile.
Imparerai presto che i controllori meno clementi saliranno sul treno solo quando avrai dimenticato l’abbonamento, ma non ne troverai uno in nessun vagone per qualsiasi esigenza tu abbia in viaggio. Scriverai il tuo nome negli annali della scienza, studiando nuovi micro o macro organismi autoctoni e quando penserai di averle viste proprio tutte, dandoti arie da navigato viaggiatore, ritroverai la modestia del neofita in un evento nuovo che allargherà gli orizzonti del possibile e rimetterai in discussione ogni limite di tolleranza tracciato precedentemente.
Solo se saprai sfuggire alla tentazione di crogiolarti nel piacere dell’auto compatimento, dell’insulto ai gestori della linea, della rivendicazione alle regole della civile convivenza – per altro legittime – potrai godere dei tuoi viaggi quotidiani. Allora scoprirai che il paesaggio fuori dal finestrino cambia con le stagioni, che è abitato da movimenti di persone e animali e vita. Potrai, volendo, intrecciare relazioni e conoscere i tuoi compagni di viaggio, le loro fermate, le loro abitudini, i nomi dei famigliari a cui telefonano, i loro problemi sul lavoro. Ti divertirai a dar loro soprannomi, a studiarne i movimenti, i vezzi, le letture, a scrutarne i cambiamenti fino a coglierne l’assenza, quando mancano. Sarai tentato di suggerire soluzioni a problematiche conversazioni telefoniche, aiutare qualcuno a superare quel livello del videogioco che lo cruccia da giorni o argomentare su uno splendido libro che annoia un tuo compagno di viaggio. Ti compiacerai nell’individuare a istinto i viaggiatori occasionali e sarai testimone di amori, litigi, gag da raccontare. Tornerai scolaro coi liceali che insultano i docenti o che imprecano sull’ultimo esito del compito in classe. Potrai esplorare mondi tra le pagine di un libro o nelle facce di altri pendolari: ne ipotizzerai le vite, le professioni, le relazioni per poi scoprire di aver sbagliato tutto. Le stazione di passaggio diventeranno luoghi e non solo fermate, con una storia e dei protagonisti; riconoscerai le facce di chi le abita e forse per te usciranno dall’anonimato. Scoprirai di trovarti in una bolla di minuti o ore a tua disposizione, dove il tempo ti appartiene, in una sospensione dal quotidiano che fa spazio a molte attività possibili, non ultima l’osservazione dell’umanità pendolare. E allora, magari, ti verrà voglia di raccontarlo in un blog.


Testo di Katia Mazzoni

“T”: letterpress con caratteri originali serie a tiratura limitata, 2013.
Design Marco Campedelli per Tipoteca Italiana
“Print Matters!” è una collaborazione di Marco Campedelli & Tipoteca Italiana

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25 commenti
  1. E come l’hai raccontato bene!
    Complimenti! 🙂
    Un sorriso
    Ondina

    • 🙂 Bellissima è la T di Campedelli. Grazie Vagone

  2. cinziarobbiano ha detto:

    bellissimo come l’ìncubo “turns” in avventura. bello Katia, in fondo a voler vedere il bello, ci si guadagna.

    • Dipende tutto dai punti di vista; il lato positivo è sempre il migliore

  3. Bella lei 🙂 Abbiamo cominciato tutti così, e ancora non ci siamo stufati. Pendolare non è poi così male 🙂

  4. Calikanto ha detto:

    Grazie, per questa lezione di amore per l’umanità, dove la pigrizia non trova spazio e la lamentela si trasforma in creatività. Bellissimo pezzo!

    • Amore per l’umanità mica sempre. A volte la maltratto pure 😉 Grazie Calikanto

  5. tiZ ha detto:

    Come quando ci si sente a casa… bellissima Pendolante !

  6. L’ha ribloggato su i discutibilie ha commentato:
    ci sono racconti che sarebbero perfetti per il contest discutibile “in viso veritas” (e così ne approfitto per ricordare che manca un mesetto di tempo per inviare i racconti). tipo questo: il volto, e la verità, di un pendolare in erba.

      • Ecco, era per il commento sopra… Grazie per il reblog… Ho presente..

      • Tiz è la blogger che ha commentato prima di te, ho sbagliato nel rispondere al commento

  7. tiZ ha detto:

    L’ha ribloggato su da – diario di una pendolare che..e ha commentato:
    Perché essere pendolare è un modo di esistere. È un fascino che va oltre ogni difficoltà. È uno sguardo oltre ogni apparenza. È la mano di uno sconosciuto, l’intesa di un perfetto estraneo. La musica che sovrasta la ressa, i minuti contati, il fiato sospeso, la sorpresa dell’arrivo, il paesaggio che scorre, le movenze dell’altro, i pensieri che affollano la mente e la meraviglia del viaggio interminabile dentro se stessi.Pendolante ♡ una collega, una scoperta e un’empatica presenza.

  8. Ho sempre ammirato i pendolari per la loro pazienza e la loro filosofia di vita. Questa lettera è un sapiente capolavoroche riassume la vita del pendolare.

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