FP n. 114: 3 – Romanticismo?… Ovvero l’infelicità fatta uomo

Terzo appuntamento con le 6 parole scelte da questa rubrica per indagare conseguenti comportamenti di genere. E siamo al Romanticismo movimento si artistico, musicale, letterario… sociale da romanzo cavalleresco, ma anche riferito alla raffigurazione ed espressione del sentimento che viene suscitato dal termine. Chiaro non siamo più nella Germania del XVIII secolo e quindi non è possibile oggi dare una definizione identica del fenomeno rispetto alla sua nascita. Ma anche nella modernità restano insiti nel termine Romanticismo una serie di idee e comportamenti complessi che pur diversificandosi nelle tante culture di questo mondo, si rifanno ad un modo di sentire gli avvenimenti come sconvolgimenti dell’anima, a cui il pensiero vagamente artistico adegua poi l’uomo romantico alla vita attuale.

FP_114

Analisi:
Il romanticismo è una pratica sentimentale, effettuata da soli o più raramente in coppia, tendente alla riproduzione del piacere derivante da una relazione piena ed appagante, mediante l’eccitamento verbale o visuale della fantasia. È detto anche sentimentalismo e, sia pure impropriamente, idealismo. Il romanticismo è frequente nell’infanzia, specie nelle bambine in isolamento televisivo e con difficoltà di contatto con la realtà (ad es. in presenza di conflitti coniugali tra i genitori), non solo come surrogato di una realtà soddisfacente ma anche per superare una tensione; la sua frequenza diminuisce in età adulta, più nell’uomo che nella donna. In passato il Romanticismo, in opposizione all’illuminismo, è stato considerato una pratica spregevole a causa della pericolosa evasione dalla realtà che espone chi lo pratica a contaminazioni con sette religiose e movimenti magici, spesso fonte di gravi emorragie di denaro per il singolo ed epidemie di disordine sociale. Dai primi dell’Ottocento, invece, con la crescente emersione della classe borghese, tali inclinazioni hanno assunto un significato positivo, fino a raggiungere, ai nostri giorni, caratteristiche di imprescindibilità personale e sociale, con il conseguente deterioramento di tali ambiti, ormai sotto gli occhi di tutti.
d.ssa F. Perinelli

Sintesi:
L’uomo romantico è un infelice, e questa potrebbe già essere un’affermazione che sconvolge le tue sicurezze caro lettore, si perché il soggetto in questione sempre e comunque alla ricerca di una esaltazione su tutto o di un piacere esteso e inesauribile, si trova dentro ad un Mondo, questo, che per certi versi ha risorse “non infinite”.
In questo status il romantico sentire che si rinnova, si infrange con tutte le sue certezze dentro un vuoto generale trovando un’insufficienza di “modus operandi ideali” che costringe i romantici alla sicura infelicità.
Certo, malattia comune anche se non si è romantici, ma se assunto a dosi massicce il Romanticismo fa stare l’uomo pieno di questa vocazione in una posizione sociale che è più un’agonia che altro e spesso non trovando ragionevolezza in tutto ciò compie azioni irragionevoli seppur sensibili.
A questo punto l’Essere romantico vorrebbe imitare la natura e farla sua in piena libertà creativa e soggettiva, negando il classicismo che il declino dell’attuale pensiero della “Polis” moderna vorrebbe invece elevare come ideale via al rinnovamento.
Abbiamo quindi tra noi uomini che con apparente irrazionalità (ma non è vero) e culto di sé, assumono la bellezza, la spiritualità, l’emozionalità, la fantasia, la visione, come affermazione del loro carattere, ed è proprio la loro diversità a farli sentire rappresentativi e secondo la loro considerazione, integri, unici e sufficienti a sé stessi.
Tornando al termine Romanticismo che oggi viene utilizzato poco dalla cultura di genere preferendo parole come “il Sentimentalismo dell’ultima ora”, il “Pathos che si è creato”, “l’Emotività che ha giocato un brutto scherzo”, “l’Ipersensibilità certo non giova per cercare un nuovo lavoro”… è invece ancora insito e utilizzato in modo sempre più ampio ed esteso nel comportamento a due che spesso porta alla conquista all’innamoramento e conseguenti storie di vita.
Proprio in questo ambito il termine Romantico applicato a sé stessi è poi una condizione irrinunciabile per esprimere azioni che dedicate ad altra persona permettono, se vogliamo in maniera semplice, l’ampliare per brevi o lunghi periodi l’appassionato sentire.
Gli atteggiamenti dell’uomo romantico sono oggi molto “sfumati” essendo una realtà, questa, che lo considera debole e la cosa ci crea qualche problema interpretativo se lo vogliamo individuare o definire con precisione, e non basta certo un cambiamento della comunicazione di genere per ri-scoprire il Romanticismo.
Le vicende storiche dimostrano che in ogni epoca ci sono uomini che si propongono a perseguire alti e nobili ideali che alla fine s’infrangono di fronte alla realtà, al punto da chiederci: è la Storia che con la forza dei fatti oggettivi tende a cancellare questi “nobili ideali” creando uomini ingenui con una ragione inadeguata?
Potremo dire: agli storici l’ardua sentenza, ma anche ipotizzare che una “rivoluzione romantica” (giusto per risolvere il “conseguente deterioramento di tale ambito” descritto dalla d.ssa F. Perinelli) non sarebbe male perché pare ma non è certo (non essendo chi scrive un romantico) che “Libero” e “Assoluto” siano caratteristiche inequivocabili per spiegare il Romanticismo che provoca una costante tensione verso l’illimitato. Mah!
Insomma uno sforzo titanico quella del romantico che nel tentativo di liberarsi della Storia e delle sue logiche, è consapevole di essere condannato alla perenne infelicità di cui sopra.

Davide Lorenzon e Francesca Perinelli – Focal point 113 (raccolta di immagini e microstorie dentro l’iPad) 

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6 commenti
  1. Una visione un po’ cinica e io non sono una romantica

  2. mhh, come già scritto: nemmeno io lo sono, ma qui, credimi, il cinismo non c’entra perché bene o male l’analisi (se di analisi vogliamo parlare) sembra confermata dalla cultura/filosofia che si occupa del “Genere” da più di un secolo. Diverso è se guardiamo il comportamento dell’uomo romantico non obiettivamente ma con altrettanto “occhio romantico”… perché allora cambia tutto. 🙂

  3. Una analisi/sintesi molto interessante! ma, per ovvi motivi, così asciutta da lasciare ancora domande, per esempio riguardo la “bambina in isolamento televisivo”, oppure la “storia con la forza dei fatti oggettivi”… ma temo ci vorrebbe un blog ad hoc… Grazie comunque per gli spunti di riflessione.

    • Vero, hai ragione, perché alla fine mi rendo conto: ogni riga del post potrebbe aver bisogno di approfondimento visto il tema trattato e andando avanti con le riflessioni a cui bisognerebbe dare una risposta più esaustiva, temo che non chiuderemo mai. Prendile come opinioni personali, brevi e coraggiose, su un tema difficile… d’altra parte nessun parere anche se espresso in maniera convinta, può essere definitivo.
      Grazie a te per essere una lettrice attenta.

  4. lois ha detto:

    Io per l’uomo romantico sono stato condizionato dal “giovane Werther” letto a 16 anni. La sua infelicità mi ha molto “scavato” e condotto verso lidi oscuri. Ma poi il Romanticismo non era altro che l’assegnazione di un’idealizzazione amata e bramata? corrispondente perlopiù ad una figura reale inavvicinabile o abbastanza distante (nei termini sociali, fisici, familiari etc…)?

    • Ciao Lois,
      imprinting micidiale il tuo… a soli 16 anni certe letture sono atti di coraggio 🙂
      Non so darti delle risposte ma l’idea che mi sono fatto è che oggi come ieri una vita romantica alla fine è una condizione dell’anima, difficile soddisfarla appieno sempre e comunque. Come scritto nel post se “brami” tutto quello che ti coinvolge i sensi, sempre in termini assoluti senza critica è chiaro che mezzo di questo Mondo ti viene precluso (e quando dico “mezzo” sono esagerato).
      Poi in letteratura, musica, arte… fai/scrivi quello che vuoi e quindi tutto è possibile anche Opere assolute che ripagano in parte solitudine e infelicità.

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