EBBASTA con il sesso “prêt-à-porter”!

2015/01/img_8778.jpg

EBBASTA con le storie di sesso buone da indossare in ogni occasione, come una fruit o un pantalone disimpegnato. Non ne posso più.

Vai a cena coi colleghi e non fai in tempo a concludere l’aperitivo che la parola “tette” è stata pronunciata almeno tre volte, come se nominare di continuo queste due agognate protuberanze più o meno rotonde fosse un rito magico per farle apparire dal nulla, nude e pronte all’uso (e consumo) dell’officiante di turno. Stessa formula con la parola “culo”, ovviamente.
Da lì in poi il percorso è tutto in discesa. In men che non si dica, ecco che qualcuno inizia a decantare le sue incredibili prodezze erotiche, compiute in circostanze strabilianti; le brutte figure, invece, vengono sempre attribuite all’immancabile “amico di un amico”, il cui nome si è perso ormai da secoli nelle nebbie del tempo. Al contrario, la fortunata donzella oggetto di cotanta arte amatoria non riesce quasi mai a beneficiare della medesima omissione e il suo nome finisce puntualmente per saltar fuori, alla faccia della privacy.
Quanto ci sia di vero in siffatti racconti improvvisati (che stranamente cambiano versione in base alla quantità di alcol ingurgitata dal narratore) resterà un mistero, ma poco importa in fin dei conti, l’effetto desiderato viene comunque raggiunto e la platea applaude entusiasta.
Calmi… Non voglio tirar fuori il classico discorso femminista dove si spara a zero sugli uomini e sulla loro naturale tendenza all’esagerazione egocentrica. Le donne non sono da meno.
In effetti la cena tra colleghi di cui sopra era una cena di sole donne.
Non ero presente all’aperitivo, ma già prima dell’antipasto la discussione verteva su chi tra i colleghi maschi avesse il culo più bello.
Durante la portata principale gli animi si sono infervorati; le più audaci si son messe a chiedere in quale posizione le presenti raggiungessero l’orgasmo con maggiore intensità e al dessert tutte sapevamo chi tra noi ama essere tenuta per i capelli e chi invece ha bisogno di fissare negli occhi il proprio partner.
Bene, almeno sulla libertà di parola la parità tra uomo e donna è stata raggiunta. Nota senz’altro positiva, sebbene sia da sottolineare che le donne rimangono comunque restie a chiamare per nome alcune “tecniche amorose”; preferiscono sostenere i loro ragionamenti appoggiandosi a lunghe e contorte metafore, a volte molto pittoresche.
Quindi parità sì, uguaglianza no.
Lo trovo pure giusto, perché gli uomini e le donne sono per natura differenti.
Ascoltando le confessioni piccanti delle colleghe, non ho potuto fare a meno di chiedermi: perché mai il sesso risulta essere un argomento tanto intrigante? Eppure dovremmo esserne sazi, il sesso è ovunque: nelle pubblicità, nelle serie tv, nei giornali, nei libri… Basta pensare al successo (planetario?) di romanzi quali “Cinquanta sfumature di grigio” o “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”. Scommettiamo che la trasposizione cinematografica del famigerato “grigio sfumato” incasserà una cifra assurda al botteghino?
Immagino già la scena: le donne andranno al cinema in gruppo, per commentare assieme le scene più eccitanti, mentre gli uomini lo guarderanno da soli, in streaming da un sito pirata, con l’occhio allacciato alle curve della conturbante protagonista femminile, magari augurando una morte atroce al povero (però figo) protagonista maschile.
Sesso “prêt-à-porter”, in abbondanza per tutti i gusti.
Ma non sarà che se ne parla tanto perché in realtà è più facile dirlo che farlo?
Se facessimo tanto sesso quanto se ne parla, non avremmo neanche più la forza di alzarci dal letto. Siamo sicuri di essere così liberi e così bravi, quando si passa dal dire al fare?
Tanto per cominciare, bisogna mettere in conto i limiti fisici; mica siamo tutti modelli muscolosi e pin up snodabili!
E non dimentichiamo i tabù mentali, perché non ci hanno mica tirati su a porno e kamasutra!
Infine ci sono i desideri… Quelli inconfessabili al di fuori delle cene tra amici, quelli che non oseremmo mai palesare nei momenti d’intimità, quelli ci bruciano dentro, la notte.
Il sesso non è affatto semplice, ecco la verità.
Per farlo bisogna spogliarsi, almeno in parte… E non solo dei vestiti.
Ci vogliono le giuste condizioni, per rinunciare alle corazze e alle armature con cui ce ne andiamo in giro nella vita di ogni giorno.
Tanto per chiarire: mi riferisco solo ed esclusivamente del sesso tra persone adulte, in pieno possesso delle proprie facoltà mentali e consenzienti. Non si può (e non si deve) prescindere da queste tre condizioni essenziali, perché tutto ciò che non le rispetta non è sesso, è altro.
Uso la parola “adulti” al posto di “maggiorenni” perché ci sono molti maggiorenni che non hanno ancora raggiunto l’età della ragione e specifico “nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali” perché c’è chi riesce a fare sesso soltanto in stato alterato di coscienza. Non ho niente contro chi sceglie di stordirsi un po’ in determinati contesti, però ritengo che far ubriacare qualcuno per portarselo a letto, per dirne una, rasenti pericolosamente il comportamento criminale. E poi che gusto c’è a svegliarsi il mattino dopo ricordando poco o nulla della notte appena trascorsa?
Mi auguro che il termine “consenziente” non necessiti di spiegazioni aggiuntive.
Ora immaginatevi adulti, mentalmente lucidi e consapevoli di ciò che state facendo: qual è il limite estremo tollerabile dal vostro consenso?
Ecco, quello è il confine.
Quanta parte delle chiacchiere da bar ne resta fuori?
Ognuno conosce la propria risposta. La mia è questa: EBBASTA con il sesso onnipresente e onnipotente, con le leggende metropolitane su ragazze pornostar e su maschioni cresciuti a pane e Rocco Siffredi.
EBBASTA con le aspettative da mille e una notte, sia verso se stessi che verso gli altri, perché diciamolo chiaro: uomini, le vostre donne non saranno Pamela Anderson ai tempi di Baywatch, ma neanche voi siete Tom Cruise ai tempi di Top Gun. (Stesso discorso al contrario, rivolto alle donne.)
Ma soprattutto: EBBASTA con la balla che NO vuol dire SI’.
Sul serio esiste qualcuno che ci crede?
Se siete in compagnia di una o più persone adulte, in possesso delle loro facoltà mentali e consenzienti, NO significa NO! Fatevene una ragione.
In ogni caso, a scanso di equivoci, di fronte a un “no”… Fermatevi. Così, tanto per andare sul sicuro. State tranquilli, nella remota possibilità che quel “no” volesse significare davvero “sì”, i vostri partners troveranno i mezzi più opportuni per farvelo capire, è sufficiente avere un po’ di pazienza e un minimo di attenzione.
Se poi dovesse accadervi di non riuscire a concretizzare ogni fantasia (non vi stupite, può capitare nella vita reale)… Non scoraggiatevi! C’è sempre il caro vecchio “fai-da te”, risorsa inesauribile alla portata di chiunque. Non sottovalutatelo, non si tratta di un’opzione riservata agli adolescenti e ai single che non praticano il rimorchio coatto; il “fai-da-te” funziona per tutti, etero o gay, giovani o vecchi, timidi o estroversi, sposati o single. Provateci, potreste trarne grande beneficio, sebbene come argomento di conversazione riscuota meno successo di una performance acrobatica da dieci e lode.
Non è difficile, fidatevi. Basta stimolare nel modo giusto l’organo erogeno più potente che possediamo: il cervello.

Testo di Ella May
Illustrazione di Davide Lorenzon CRT2

Annunci
3 commenti
  1. “Togli i pantaloni”
    “Io, non so…”
    “Toglili. Dai. Dovresti essere il primo. Sei un uomo. Fallo, su. ”
    “A dire il vero, io…” titubante si slaccia la cintura “non so se…”
    lei, intanto, si sfila il vestito facendolo scivolare in basso. “Cos’è la prima volta?”
    “No. Figurati è che…”
    “Muoviti!”
    E lui si muove. Flaccido. Piegato come una canna al vento.
    Rabbrividendo.
    Lei lo osserva. Basita.
    “Ma che schifo… che schifo di mutande hai…?”
    “Io ti avevo detto che…volevo…”
    La donna, ha gli occhi stretti. Due lame di rasoio.
    “Sai che sei una merda?” Dice.
    Poggia rabbiosa il vestito sulla chaise longue. Infila l’orologio nella borsa.
    Guarda ancora una volta l’uomo. Quel bipede deficiente nudo, bianco; rosso in volto. “Un cafone ed una merda! Ecco cosa sei.” E si gira, verso l’acqua.
    Intorno, teste annuiscono. Alcuni sussurrano. A destra si sente un ” bhe, pure lui. Se l’è cercata.”
    Il maschio alfa, con le calze alla caviglia, petto glabro, schiena un po’ piegata, si guarda la mutanda nera con il simbolo del taijitu stampato sul davanti.
    Pensa alla polarità. Ma anche un po’ alla figura da beota.
    Solleva nuovamente gli occhi e la vede, lei, bella, di schiena. Il corpo scolpito di chi lo fa da sempre.
    La donna si gira per guardarlo un’ultima volta. “In piscina con quel cazzo di mutande. Torno a casa da sola. Grazie!” Quindi, si rilassa, fa un lungo respiro, si solleva sulle punte e si lancia, come un angelo, nell’acqua. Tra gli applausi di alcune tardone e lo sghignazzare di chi tutto ha visto, sentito, immaginato.

    Si. Il sesso è ovunque nella nostra testa. Il talamo ringrazia.
    Ed il tuo articolo è fantastico.
    AM2PM – My feelin’ (unique2rhythm remix)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: