L’eleganza del riccio (Incipit n. 24)

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Cos’è nascosto nelle persone, dentro corpi spesso inadatti, sotto abiti di solito sgraziati, dietro occhi quasi sempre sfuggenti? Forse vengono da lontano corpi e anime, ma guardarli senza pregiudizi e con bocca curiosa è quello che spero sempre più, in questi nostri tempi affollati.

Muriel Barbery, L’eleganza del riccio (Edizioni E/O, 2007)

Incipit scelto da Tratto d’unione

Marx cambia completamente la mia visione del mondo” mi ha dichiarato questa mattina il giovane Pallières che di solito non mi rivolge nemmeno la parola. Antoine Pallières, prospero erede di un’antica dinastia industriale, è il figlio di uno dei miei otto datori di lavoro. Ultimo ruttino dell’alta borghesia degli affari – la quale si riproduce unicamente per singulti decorosi e senza vizi –, era tuttavia raggiante per la sua scoperta e me la narrava di riflesso, senza sognarsi neppure che io potessi capirci qualche cosa. Che cosa possono capirci le masse lavoratrici dell’opera di Marx? La lettura è ardua, la lingua forbita, la prosa raffinata, la tesi complessa. A questo punto, per poco non mi tradisco stupidamente. “Dovrebbe leggere L’ideologia tedesca” gli dico a quel cretino in montgomery verde bottiglia. Per capire Marx, e per capire perché ha torto, bisogna leggere L’ideologia tedesca. È lo zoccolo antropologico sul quale si erigeranno tutte le esortazioni per un mondo migliore e sul quale è imperniata una certezza capitale: gli uomini, che si dannano dietro ai desideri, dovrebbero attenersi invece ai proprio bisogni. In un mondo in cui la hybris del desiderio verrà imbavagliata potrà nascere un’organizzazione sociale nuova, purificata dalle lotte, dalle oppressioni e dalle gerarchie deleterie. “Chi semina desiderio raccoglie oppressione” sono sul punto di mormorare, come se mi ascoltasse solo il mio gatto. Ma Antoine Pallières, a cui un ripugnante aborto di baffi non conferisce invece niente di felino, mi guarda, confuso dalle mie strane parole. Come sempre, mi salva l’incapacità del genere umano di credere ciò che manda in frantumi gli schemi di abitudini mentali meschine. Una portinaia non legge L’ideologia tedesca e di conseguenza non sarebbe affatto in grado di citare l’undicesima tesi su Feuerbach. Per giunta, una portinaia che legge Marx ha necessariamente mire sovversive ed è venduta a un diavolo chiamato sindacato. Che possa leggerlo per elevare il proprio spirito, poi, è un’assurdità che nessun borghese può concepire. “Mi saluti tanto la sua mamma” borbotto chiudendogli la porta in faccia e sperando che la disfonia delle due frasi venga coperta dalla forza di pregiudizi millenari.

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2 commenti
  1. Il libro ha deluso le mie aspettative, ma l’assunto è giustissimo

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