Lui è tornato (copertine n. 16)

adp

Propongono gli amici di CRT: scegli una copertina. La tua copertina.
Eh, fosse facile. Qua c’è un percorso mentale mica da ridere. Mettetemi di fronte a un armadio con dei vestiti e il gioco è fatto (a caso) nel giro di pochi secondi. Ma di fronte alla libreria, di fronte ai libri letti, di fronte alle copertine, sceglierne una ed una sola, LA copertina, è un’impresa sovrumana, perché non entra in gioco solo un fattore estetico, non solo una questione affettiva, non solo il valore del libro, non solo il pregio dell’intuizione editoriale, ma la velleità di combinare tutti questi fattori in un’unica prediletta. Sicché, mi sembra quantomeno doveroso rendere conto almeno di una piccola parte dei passaggi mentali che hanno portato alla (sofferta) scelta finale, e piccola parte d’onore alle copertine che hanno “gareggiato” tra i miei neuroni.

Le prime che si sono affacciate sono quelle che definirei minimaliste, un po’ come il White Album dei Beatles: Petrolio, di PPP, su tutte. Il nero della copertina che richiama il nero del greggio – e non solo: il velo di buio che circonda l’argomento, quelle scomode verità che, molti ipotizzano, avrebbero portato all’omicidio di Pasolini. Bella, essenziale, impegnata, ma con una pecca: forse un pochino scontata – e, in quanto pubblicazione postuma, senza che PPP abbia potuto esprimere un parere in merito. La tengo lì, per il momento.
L’istinto mi porta ai fumetti. Metto da parte Altan: scelta impossible, le vignette scelte per Terapia, Donne nude, Tunnel sono cult ma riprendono un contenuto del libro, quindi passo oltre. Due copertine su tutte: MAUS di Art Spiegelman e il Don Chisciotte di Jacovitti. La prima è diventata un’icona del secolo scorso, immutata nel corso del tempo e delle ristampe; entrambe hanno un grande pregio, quello di essere state disegnate dall’autore, come per altro succede nella stragrande maggiornaza delle graphic novel. Qua, a fregarmi, è l’imbarazzo della scelta. La forza comunicativa della prima, l’imprescindibile tratto e la fantasia pirotecnica e visionaria di Jacovitti della seconda. Per non far torto a nessuna delle due, provo un’altra strada, quella che mi fa apparire all’improvviso Arancia meccanica di Antony Burgess. Meravigliosa. Sceglierei questa, ma ci sono due “contro”: il primo, il più terra terra, nel caos della libreria non riesco a trovare il libro per fotografarlo, il che mi constringerebbe quantomeno a rimandare la scelta. C’è però un altro fattore: la copertina non è “originale”, la prima versione (sfondo rosso, un volto stilizzato con un solo occhio) non ha pervaso l’immaginario collettivo come invece ha fatto quella della Einaudi che, però, è successiva all’uscita del film e quindi mutua l’immagine dalla locandina del film di Kubrick – come dire, il merito dell’editore è solo parziale.
Mi sforzo di cercare allora una copertina originale, possibilmente abbinata ad un libro piacevole (non necessariamente cult): mi dico che, forse, la chiave per sbrogliare la matassa dei pensieri è l’originalità, la capacità di sorprendere, l’intuizione estetica di calzare una immagine al contenuto. Passo in rassegna, in una carrellata mentale, i libri letti negli ultimi anni (memoria fresca, emozioni fresche): Il mondo deve sapere di Michela Murgia, l’essenza nell’aspirapolvere fil-rouge del libro; Come mi batte forte il tuo cuore, di Benedetta Tobagi, con quel volto tagliato e in primo piano le mani, a mimare per gioco una pistola che segna delle vite in maniera ineluttabile, e colpisce come un pugno nello stomaco; Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo (ma i meriti di quel “TUTTI” sono de l’Unità, quindi: bocciata); Storia di un corpo di Daniel Pennac, con quel libro a mo’ di foglia di fico (ma dalle copertine Feltrinelli di Pennac sarebbe da attingere a piene mani, quindi, anche qua: troppa scelta); e poi, ultima, arriva lei, l’intuizione di un grafico di cui il mondo ignora il nome, magari pure precario, ma che ha avuto l’intuizione su cui ti giochi una carriera, quelle-che-te-ne-capitano-una-volta-nella-vita: Lui è tornato, di Timur Vermes, Bompiani. Il cogliere in un tratto essenziale (il cerchio si chiude, torno al minimalismo) l’essenza – scusate il gioco di parole – del libro, i capelli stilizzati ed i baffetti evocati dal titolo: un libro distopico non perfetto, ma certo scritto molto bene e perfettamente riuscito, e se è così gran parte del sucesso editoriale lo deve non solo all’immaginare un’ipotetico ritorno del folle imbianchino austriaco sulla terra ma anche all’intuizione della copertina.
Il connubio merita la scelta, e così sia.

lui

Copertine scelte da Ammenicolodipensiero

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16 commenti
  1. Questa copertina mi attrae moltissimo. Ogni volta che la vedo in libreria mi fermo a guardarla, ma ancora non ho comprato il libro

  2. L’ha ribloggato su i discutibilie ha commentato:
    Oggi sono ospite dagli amici di carteresistente, per “giocare” un po’ con le copertine dei libri. Per chi volesse, vi invito a lasciare di là i vostri commenti e le vostre stelline. E intanto che sorseggiate un caffè, se non lo conoscete ancora, a farvi un giro tra le pagine del blog di CRT.

    • Sorseggio il caffè, in effetti. E curioso un po’ qui.
      Sì. Bella copertina: pochi tratti e si intuisce chi è chi.
      Da piccola adoravo la pubblicità de Lagostina, la famosa linea di Cavandoli. Un personaggio fatto di un solo tratto.
      Anche senza l’ausilio della voce il solo tratto bastava a trasmettere il messaggio, l’emozione.
      La prova che il dono della sintesi non è solo patrimonio verbale ma anche immagnifico.
      L’eloquenza evidentemente non veste… Prada. I pochi tratti della copertina che proponi invece …vestono il diavolo.

      • la linea della lagostina, straordinaria! concordo assolutamente, la sintesi – l’essenzialità, forse, ancor meglio – è un grandissimo dono

  3. Anonimo ha detto:

    Io quasi quasi direi Le correzioni di Franzen. Ma solo quasi quasi.

    • non conoscevo! mi ispira il contenuto, ad un’occhiata rapida, la copertina einaudi invece non mi risuona (anche se, sottoscrivo, è notevole).

  4. redpoz ha detto:

    Aspetta, ma adesso arriva anche il film? Se non fosse che sono come Harold Bloom (“se non sei morto non conti nulla”), andrei a prenderlo…

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