SQ n. 28: Topo da Biblioteca

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Che nelle vecchie Biblioteche ci siano i topi è risaputo e che rosicchino i libri è normale. Che la cosa sia un problema è scontato e che la lotta non sia mai finita un dato di fatto.
Ci sono sistemi di derattizzazione moderni che alla fine li allontanano dal patrimonio di conoscenza stampato su carta, antico e raccolto nelle cattedrali del sapere, perché ucciderli con il veleno non conviene: pensate se muoiono avvelenati e imputridiscono tra i volumi!

Le Biblioteche hanno un senso quando sono di quartiere e diventano un posto di ritrovo anche per altre attività, insomma diventano attrattive quando sono vive e non stanno sempre in “silenzio”. Per contro hanno un senso quelle storiche, ma storiche tanto, o quelle Nazionali che se bruciassero irrimediabilmente perderemo la memoria di quello che siamo stati e saremo.
Vieni in Biblioteca per quale motivo? Questo il titolo di un questionario stampato su carta che avreste potuto ricevere un bel giorno frequentando la Biblioteca dei Frati Benedettini (ora Biblioteca pubblica di quartiere). Una serie di domande facili a cui rispondere, quasi banali ma pur sempre indicative di un certo modo di essere e sulle scelte che avresti potuto fare se una Biblioteca come quella la frequentavi.
C’è da dire che il luogo prima di passare dalla certosina e riservata gestione dei religiosi a opera pubblica, fu spogliata dei libri migliori, dei più rari e costosi, delle collezioni importanti e molti amanuensi. Fu ridotta a comune Biblioteca con libri comuni, si forse qualche lascito fu lasciato al suo posto ma era ben poco attraente. Negli anni fu riempita da altri libri di tutti i generi e furono venduti i mobili antichi per far posto a truciolare laminato bianco con deboli scaffali che pian piano curvavano irrimediabilmente verso il basso per il peso della cultura.
Poi da cinque, il personale che la gestiva fu ridotto a due ed erano due convinti e tenaci che resistevano a tutte le avversità pur di stare li. Il luogo era storico e molto bello per questo una Biblioteca Comunale strideva li dentro, quindi farne un Albergo allettava da anni l’Amministrazione pubblica che sulla cultura giocava ormai con il due di Picche in mano.
Quindi quel: per quale motivo vieni in Biblioteca? Aveva il sentore di indagine per rafforzare il senso della sua stessa esistenza come luogo in cui potevi trovare cultura in prestito e del silenzio in cui immergerti per, per… leggere? Pensare? Dialogare con le pagine scritte, illustrate? Mah!
I topi continuavano a rosicchiare i libri, d’altra parte o compravi i libri o uccidevi i topi e non c’erano economie per fare l’una e l’altra cosa. Poi anche i topi erano un lascito e per questo erano forse ignorati pur se facevano danni.
Raccolti i questionari e analizzate le risposte ne emerse un quadro al ribasso in cui le frequentazioni erano scontatamente ovvie: studenti; qualche lettore in tenera età; una certa quantità di Anziani; qualche Insegnante che non si rassegnava a Internet; poi quelli che i libri li amavano davvero, molto pochi in verità e quindi le risposte erano più poetiche che sensate. Infine quelli che in Biblioteca ci andavano controvoglia e i libri li toccavano con i guanti e le parole erano “imparate” per forza, perché si doveva, perché non c’era altro modo per venirne fuori. Ma l’odio rimaneva, si sentiva, si percepiva.
Tutti anonimi i partecipanti al questionario, anonimi e per questo in qualche caso si ammetteva sfrontatamente che più di un libro non lo avevano mai riconsegnato.
Infine una paginetta non scritta riempendo le righe a disposizione ma su retro, non stesa come le altre ma stropicciata, non pulita ma macchiata, ma soprattutto un po’ mangiata dai topi in alto, a destra.
Era anche firmata, meglio siglata, segno che chi aveva scritto niente aveva da nascondere e citava pure una mappa interna al luogo per trovare un tesoro nascosto dai Benedettini e protetto da sempre dai topi.
Sembrava una pagina copiata da qualche datato libro di avventura in cui non si usavano cellulari o georeferenziazione per cercare le cose importanti.
Poi anche un’indicazione precisa per trovare una foto dentro alle pagine di un libro inserito nel mare magnum dei volumi sugli scaffali.
La traccia andava indagata, provata, scovata dentro a quel luogo storico che strideva con il mobilio e i testi contenuti.
La foto emerse e la traccia per arrivare al tesoro fu esatta, ma sia l’una che l’altra non sono mai state svelate e chi sa cosa è successo non lo vuole raccontare. Nel tempo qualcosa è comunque trapelato lo stesso e si racconta di una frusta composta da code di topo intrecciate, di denti da ratto portati in un sacchetto di cuoio attaccato alla cintura. Si parla di pelo rosso e ispido che ricopre una schiena umana e delle parole forbite che gli animano un carattere perverso e omicida. Si racconta di libri persi per sempre, spariti in luoghi della memoria in cui non mettere piede e solo certi esorcismi possono salvarti se hai il coraggio di avventurarti in questo labirinto dell’anima.
La Biblioteca venne chiusa perché i due bibliotecari pagati dal Comune vennero trovati uccisi con le orecchie rosicchiate dai topi, una goccia che fece traboccare un vaso ormai colmo. Ora a coprire il brutto fatto di sangue c’è un Albergo a cui è stato dato un nome neanche tanto originale di “La Biblioteca” che non riesce a disfarsi dei topi nonostante le cifre spese per un massiccio piano di derattizzazione. Il padrone dell’Albergo ha voluto dedicare un’intera parete della hall ai 10.000 volumi che hanno segnato la storia della letteratura mondiale, molti ormai rari e introvabili, chiusi dentro a teche di vetro sia per i topi che per la conservazione. Quando te ne parla spiegando il progetto che ha realizzato non puoi non notare la parlantina veloce e sarcastica, stridula e nervosa, il naso allungato che si muove a cercare impercettibili odori nell’aria e sotto baffi radi e ispidi come vibrisse. Poi la risatina contenta e isterica che mette in luce due incisivi molto pronunciati… da roditore.
Sembra un topo, furbo e rosso di capelli… mah!

“Supereroi Quotidiani n. 28 – Storie possibili di prossime trasformazioni”
Testi di Davide Lorenzon – illustrazioni di Giuseppe Palumbo – Grafica di Fernando Ambrosi

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