Cerca di stare calmo

sumell

Avrò avuto cinque o sei anni un giorno che io e mio padre stavamo passando a piedi davanti al barbiere Mario e io alzai gli occhi e volevo prendergli la mano ma con la mia riuscivo a stringergli solo il pollice, allora gli mollai un calcio. A otto anni picchiai mio fratello perché si era tolto l’orologio e il cinturino puzzava di patatine al formaggio. A undici feci fuori un gabbiano con una sassata e a dodici ne feci fuori un sacco con un fucile ad aria compressa Crosman. Presi la patente il giorno dopo aver compiuto sedici anni, e quando i miei genitori mi prestavano la macchina andavo in giro a cercare opossum e procioni e bidoni dell’immondizia da investire. Alle superiori mi sospesero due volte. A diciannove anni mi ruppi la mano destra contro un’asse di legno che c’era dietro la parete in cartongesso del mio monolocale, e a ventuno mi ruppi la stessa mano tirando un pugno sull’orecchio a un messicano sbruffone con la faccia grassa. Aveva insultato mia sorella in un bar e quando gli avevo chiesto di scusarsi mi aveva mandato affanculo. Puntavo al naso ma ero ubriaco.

Matt Sumell, Cerca di stare calmo (Einaudi)
Traduzione di Matteo Colombo

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