SQ n. 30: Super MOU

30q

Mah, Mou era grasso ma tanto grasso, di quel grasso flaccido e americano che quando si muoveva gli ballava tutto dalla faccia ai polpacci.
MOU era il suo soprannome, un acronimo ricavato dalle prime lettere del suo Nome e Cognome di cui omettiamo l’estensione per non identificare la sua anagrafica.
MOU era simpatico ma forse simpatico è la parola sbagliata, era allampanato e questo lo rendeva bonario e distaccato dalla realtà. Si esprimeva poco, era sempre sudato e proprio per la difficoltà di coprire un corpo tanto vasto in lungo e largo aveva anche pochi vestiti e scarpe e camicie e…
MOU sognava la gnocca, oh pardon, una donna con cui fare l’amore e anche se qualche avance con una grassona tanto larga e vasta come lui ci fu in passato, l’oggi era composto solo sogni e pugnette senza per altro vederselo.

MOU alla fine decise: dopo inefficaci diete e palloncini intragastrici, volle affrontare una liposuzione generale dolorosa e lunga, uno svuotamento del grasso che lo ricopriva. Dopo analisi, visite e indagini psicologiche di routine i medici che lo seguivano decisero che si, MOU doveva affrontare lo svuotamento perché ormai: il cuore era stanco; il fegato era al collasso; i reni filtravano si e no, e non compattava più le feci da tempo quindi lassativi a go go.
Fu uno dei periodi più lunghi e sofferti della sua vita perché estrarre tutto il grasso che lo avvolgeva in una sola volta non era possibile, per cui era periodico l’entrare e uscire dalla clinica e in alcuni passaggi fu necessario anche tagliare e ridurre di molto involucro esterno. E ogni volta, prima dell’intervento che doveva affrontare, ascoltava per filo e per segno cosa gli avrebbero fatto ovviamente in modo scientificamente corretto.
Dopo il periodo di riabilitazione e di tonificazione della parte muscolare, massaggi e diete bilanciate MOU era irriconoscibile, era un altro uomo sia fisiologicamente che esteticamente, tanto che chi lo conosceva non lo conosceva più. Gli era sparita anche quell’aria da allampanato che lo distingueva, sostituita da atteggiamento poco incline alla socievolezza.
MOU portava sotto i vestiti una calzamaglia totale che lo teneva stretto e compatto perché la percezione corporea passata dalle centinaia di chilogrammi alle decine lo portava a sentirsi inconsistente e leggero, quasi inesistente.
Era agile e scattante anche di testa e guardava gli altri obesi con una certa dose di schifo e disprezzo che non riusciva a nascondere, anzi, era proprio innervosito e incattivito alla sola vista dei sovrappeso di qualsiasi età e origine.
Mou immaginava alla fine di affettarli come si fa con dei prosciutti, degli insaccati, per ridurli ad un aspetto umano e gradevole, assottigliarli perché rendessero al prossimo un aspetto umano e naturale meno corpulento e fuori scala, fuori norma.
Poi cosa farsene di tutte queste fette di lardo tagliate non sapeva proprio, forse cucinarle, conservarle, re-impastarle in/con un altro essere umano a cui mancava qualche kilo in più?
Ma poi l’idea: caramelle! Oggi diventate famose con il nome di Mou di MOU, una vera leccornìa ben confezionata, dietologicamente equilibrate, e comunicate visivamente come meglio non si può.

“Supereroi Quotidiani n. 30 – Storie possibili di prossime trasformazioni”
Testi di Davide Lorenzon – illustrazioni di Giuseppe Palumbo – Grafica di Fernando Ambrosi

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