Un pensiero…

terremoto

Siamo impotenti e fragili nei confronti delle catastrofi, ma nulla ci impedisce di esprime con forza il sostegno a quanti hanno perso tutto.
Associa un tuo pensiero a quello dei Cartaresistenti… oggi, per ieri, è il giorno giusto.
Grazie.

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6 commenti
  1. lois ha detto:

    Il pensiero e la solidarietà non possono che essere totali e allo stesso tempo farci sentire impotenti.
    Ma poi a scorrere i post dei social (anche ieri), sembra di essere in un giorno normale dove pavoneggiarsi e parlare di aria fritta o mostrarsi sul piedistallo o segnalare la propria presenza in tal luogo rappresenta un fenomeno inevitabile per sopravvivere sulla propria isola.
    Sarò forse uno all’antica e che guarda oltre il proprio naso, ma questi strumenti moderni hanno completato sfaldato il concetto di società e umanità a favore di quello di comunità del tutto snaturato del suo valore etico.

    società s. f. [dal lat. sociětas -atis, der. di socius «socio»]. – 1. In senso ampio e generico, ogni insieme di individui (uomini o animali) uniti da rapporti di varia natura e in cui si instaurano forme di cooperazione, collaborazione, divisione dei compiti, che assicurano la sopravvivenza e la riproduzione dell’insieme stesso e dei suoi membri (Treccani)

  2. L’ha ribloggato su Pendolantee ha commentato:
    Difficile esprime a parole l’intontimento doloroso di queste ore unito alla paura (mai esaurita del terremoto qui in Emilia) forse atavica di addormentarsi la sera e non svegliarsi più o – peggio – non trovare più i tuoi cari.

  3. Ho da offrire solo silenzio.
    Perché il resto è solo rabbia per l’indifferenza passata, presente e spero non futura.

  4. Sto male quando penso a loro, quelli che sono rimasti sotto le macerie, a quelli che si sono salvati ma hanno perso tutto, anche il loro paese. Sto male al pensiero che mentre il mio letto tremava e io scappavo insieme ai miei cari, altri, a poche centinaia di chilometri, non avevano la mia stessa fortuna. Ora non resta che dare forma alla nostra compassione e aiutare nei modi che ci sono possibili: donando sangue, beni, tempo, ospitalità…

  5. filippomariafabbri ha detto:

    …è che quando le certezze vacillano, assieme ai muri delle case, tutti i punti di riferimento se ne vanno… La casa, la tua casa, è il posto in cui ti dovresti sentire protetto, sicuro, tranquillo, è normale, è così… ma non lo è… Ho vissuto il terremoto dell’Emilia e, grazie a Dio, alla fortuna, al fato o a chi volete voi non ho avuto danni materiali, ma è come se una parte sopita di te rimanesse sempre in ascolto, all’erta, in attesa…
    È per questo , (al di là della tragedia di tutte le vittime), che faccio fatica solo ad immaginare cosa voglia dire trovarsi seduti, avvolti da una coperta a guardare un vuoto in cui prima c’era la propria vita

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