Cartabagnata

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Giugno 2016 – passa a trovarmi un amico fotografo, mi arrampico sul ripiano alto dello scaffale della stanza degli ospiti, dove tengo i libri di fotografia per fargli vedere un paio di libri di Ansel Adams. Mi accorgo che dal tetto c’è stata un’infiltrazione d’acqua lungo la parete contro cui sono appoggiati i libri.
Quando congedo l’amico prendo la scala e vado a vedere bene: moltissimi dei libri di fotografia, raccolti in vent’anni di sudori (con quel che costano) e passioni sono danneggiati in maniera vistosa, alcuni viene voglia di buttarli via. Non li butto, per ora, in parte sono ancora molto umidi, muffosi.
Ci mettiamo, con la mia compagna, a cercare di salvare il salvabile, e per un pomeriggio ci ritroviamo come alla Nazionale di Firenze del ’66, a staccare pagine con decrescente cautela.
Alcuni si sono salvati per miracolo – Sander, Blossfeld – altri sono danneggiati in maniera irreparabile.

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Mi guardo attorno per la stanza e questo sfacelo mi colpisce come fosse un’istallazione di qualche artista in qualche biennale. Gonfi e ammuffiti, con colori e campiture di bianco carta, dove le immagini risultano abrase, spellate, a bolle, a strisce. Lo spessore della carta stessa è aumentato, si è piegata e ondulata, macchiata e indurita. Viene quasi da dire che sia ora più materica, più presente, più vissuta, come un torso di bronzo emerso dal mare dopo migliaia di anni… autori minori ma maggiori per me, perché legati alla mia vita: Sommer, Moses, Mc Bride, Tilman… Non so come riuscirò a rimettere i libri in scaffale, se si riattaccheranno o resteranno così, se cambieranno ancora.
Ancora una volta mi sono preso del tempo e ho capito, ho trovato conferma del fatto è che sbagliato pensare che i libri si possano conservare in eterno, che siano da conservare perfetti come in una cassetta pressurizzata. Nemmeno fossero i rotoli del Mar Morto, che poi chi sa dove va la nostra civiltà. La loro fisicità è la loro condanna e la nostra redenzione, la liberazione dalla carne. Il loro esistere s’intreccia col tempo e crea una bellezza sempre nuova e diversa. Penso a Kiefer, a Beuys e Penone, a Maria Lai; l’arte è quel che succede, complici noi, chiamati a testimoniare, farci occhio che cogli e vede la meraviglia, qualunque essa sia.

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Testo e fotografie di Luca Vitali
http://montaonda.blogspot.it

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4 commenti
  1. Non si possono conservare in eterno e a volte sono un’eredità scomoda, ma troveranno sempre una casa… Se la pioggia non li trasforma in cartapesta

    • luca808 ha detto:

      certo, ne sono molto fiero: vecchio cotto toscano, smaltato dal contadino negli anni ’60… una rarità, ormai.

  2. L’arte è quel che succede… ma capirlo è una conquista e, talvolta, uno sforzo. 🙂

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