Le Fitte di Ramarro (n. 5): Io sono vivo, voi siete morti

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Emmanuel Carrère, Io sono vivo, voi siete morti, (Adelphi)

“In quel lasso di tempo non fece altro che chiedersi chi avesse svaligiato la sua casa il 17 novembre 1971 e perché.”

A Berlino per un technoraveindustrialhardcore a 300 bpm, con aperitivo di fresatrici per sfumature alte, tubi innocenti per massaggi intimi e martelli da carpentiere per sani e definitivi lavoretti di ortodonzia, Ramarro incontra Lotte, una vergine di Norimberga. Persuaso a calarsi una pasticca di cui soltanto la nonna di lei conosce gli ingredienti, il nostro verderrimo viene sparato in una realtà popolata di simulacri Ramarri obbedienti e integrati. Vivono in unità abitative a scomparsa direttamente all’interno di stazioni di lavoro modulari, in modo da svolgere le proprie mansioni ottimizzando al meglio la produttività. Ma una sera il Ramarro PKD 30/6891 urtando il letto appena estratto dopo una felice giornata di lavoro, prova qualcosa che non ha mai provato. Il suo sonno viene turbato da immagini di sofferenza allo stato liquido. Ma quelli che crede sogni sono in realtà i ricordi di Ramarro PKD 1/1, tenuto segregato da centinaia di anni in un laboratorio di massima sicurezza. Entrati dunque in contatto telepatico, Ramarro PKD 1/1 comincia a trasmettergli le gioie del dolore fisico. Quando Ramarro PKD 30/6891 lecca una conduttore elettrico provocando un black out, la Polizia Verde, già in allarme per la sua illecita attività cerebrale, lo cattura per poi provvedere alla formattazione che lo riporterà alle impostazioni di default.
In un bagliore di ghiandole sudoripare Ramarro finalmente si riprende dall’emetico viaggione e capisce che la droga non fa per lui. Festeggia quindi il ritorno alla sua maso routine, mutilandosi garrulo delle falangi a caso con una sega circolare arrugginita. E mentre sorseggia candeggina on the rocks, attende con fiducia i primi sintomi da shock setticemico.

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Le Fitte di Ramarro, n. 5
testi di Alessio Schreiner,
illustrazione di Giulio Giordano
con la collaborazione di Giuseppe Palumbo

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1 commento
  1. luca808 ha detto:

    sicuramente migliore la recensione del testo di Carrere! Grazie!

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