Fumetti 2016: le scelte di Ramarro

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Sto sperimentando da giorni una nuova tortura: lo storytelling. Riempio ogni attimo della giornata con nuove storie, lette, guardate su uno schermo, ascoltate in strada o al bar, cantate, dipinte, fotografate. Guardo una presa di corrente e di colpo diventa la protagonista di un thriller fantasy con stragi on line e decapitazioni elettriche. Sto incendiando la mia coscienza con la benzina di infinite storie, dalle più banali alle più cazzute. E la mia coscienza urla di dolore perché non riesce più a capire se sono su un pianeta alieno o nel tinello di casa, se sto sanguinando davvero o se è solo la deriva narrativa del mio IO che si racconta.

Vi ho parlato dei fumetti? E sì perché fare quello che faccio con le serie TV è fin troppo facile, ma mettersi in un punto dello spazio e farsi buttare dentro quelle apparentemente innocue storie disegnate, parti dementi di narratori inaciditi quanto e forse più di me, devastanti confessioni, memorie strazianti tracciate in punto di pennarello, insomma una immersione così totale, rapida e spietata mi è capitata solo con i fumetti. A voi no? NON LEGGETE FUMETTI?!? Questo spiega molte cose…

SE volete sperimentare la tortura di Natale, zio Ramarro è qui a consigliarvi i fumetti giusti o se preferite, quelli che a lui hanno, nel 2016, prodotto qualcosa, che so una fitta intercostale, un aneurisma a grappolo, un mal di testa a frammentazione, una colica a punta cava, cose così insomma. Volete farvi anche voi un bel pieno di storie che vi amputino la coscienza e vi lascino lì come amebe incredule di tanto odio, amore, orrore, bellezza, sogno, incubo e cattiva digestione? Eccole e badate bene, non in ordine di qualità o di merito, ognuna ha il suo, ma solo dall’alto in basso come in figura allegata.

Dieci fumetti per me posson bastare:

1 – Uno lo voglio perché in un batter di ciglia ti ritrovi finto orbo, gatto antropomorfo in un mondo surreale, nebbioso dagli infiniti tratteggi o di velature di acquerelli d’antan. Bel libro; non sai se fa più male leggerlo o fiondarselo sull’unghia incarnita.
Franco Matticchio – Jones – Rizzoli Lizard

2 – Uno lo voglio perché mi butta in pasto alla mente bacata di un terrorista vista dagli occhi della figlia. Poi ti travolge con un po’ di quella grande Storia che tanto affonda le sue luride radici nei Balcani. Che bello scoprire nuove armi da taglio come il coltello da pugno, “il tagliaserbi”…
Nina Bunjevac – Fatherland – Rizzoli Lizard

3 – Uno lo voglio perché voglio farmi un viaggio a base di pinguini pianisti, mafiosi di piccola taglia innamorati di piccole ma incazzatissime lottatrici di catch, poetici improbabili mostri e molte, molte, molte esplosioni. Serve altro?
Nicolas de Crécy – La repubblica del catch – Eris Edizioni

4 – Uno lo voglio perché voglio conoscere bene le ragioni di quel poveretto che ha generato il più grande motore di stragi della Storia. Disegnato poi a scarabocchi, con quelle rasoiate rosse che fanno sanguinare a regola d’arte.
Maicol&Mirko – Il papà di Dio – Bao

5 – Uno lo voglio perché ho sempre sognato di venir crocifisso in un cruciverba, fatto a pezzi dalle definizioni e dal dubbio, dall’odio e dall’amore. Vuoi avere more fun? Qui ce l’hai. La nascita del passatempo più diffuso e con il maggior numero di imitazioni al mondo, spari, scritture che si divertono con le parole, fascisti e rese dei conti… More fun? (NB: è il seguito di Fun, uscito un anno prima…)
Paolo Bacilieri – More Fun – Coconino Press

6 – Uno lo voglio perché parla di zingare monelle, di ragazzi ignari e di ragazzi scafati, di John Wayne e di nazisti, della provincia e della vita bastarda che si diverte alle nostre spalle (ma non s a quanto ci piace…).
Davide Reviati – Sputa tre volte – Coconino Press

7 – Uno lo voglio perché, a proposito di razze reiette e di genocidio, questa storia è una di quelle implacabili, che non salva nessuno. Ti descrive gli squarci nelle vite e nelle generazioni senza compiacimenti, mostrandoteli crudi come sono. Non un fumetto ma un libro su un fumetto, un’opera omnia che segna come una scudisciata sulle palpebre.
Art Spiegelman – MetaMaus – Einaudi

8 – Uno lo voglio perché parla di un Giappone che non esiste più, sottile come carta che taglia i polpastrelli. Piccoli autentici racconti di una vita familiare dispersa e ritrovata, in punta di pennello e in breve come ogni buon fumetto dovrebbe essere. Se vi aspettate grandi disegni complessi e dettagliatissimi, una scrittura idealizzante e colta per torturarvi, cambiate libro.
Minori Yamane – Un posto dove vivere – Upper Comics

9 – Uno lo voglio perché un Erik Satie anzi un paio di Erik Satie raccontati così non vi ricapita più di conoscerli. Donne, anarchia, misteri e musica. La fitta più grossa è che a un certo punto finiscono le pagine…
Sebastiano Vilella – L’armadio di Satie – Coconino Press

10 – Uno lo voglio perché finalmente racconta una storia a contenuto spettacolare raso terra. Finalmente. Dopo tanto 3D e tanto fantasy, lacera. Uno scrittore in cerca del suo romanzo, della carpa giusta e della sua vita sceglie una vita alla deriva lungo le sponde di un fiume, la scomodità di una vita in barca, piacevole come uno stiletto nei reni ricoperto di miele e schegge di vetro…
Tadao Tsuge – La mia vita in barca – Coconino Press

Parola di Ramarro. Pronti per il gran viaggino natalizio?

NB: per questo articolo non è stato maltrattato nessun autore di fumetti blockbuster. Se volevate recensioni di libri di Gipi o Zerocalcare, i santi medici del fumetto italiano, la rete ne è piena…

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Testo e illustrazioni di Giuseppe Palumbo

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6 commenti
  1. Io li vorrei tutti, ma Spiegelman in particolare lo punto da un po’ e l’1 il 2 e il 6 mi ispirano assai, il 3, il 5 e l’8 mi incuriosiscono e gli altri a seguire. Bel post.

      • Inquietante

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