FP n. 222 – Lascio tutto a chi?

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Se vivi le cose le devi fare, devi pur costruire pian piano chi sei.

Se hai superato decenni hai accumulato tanto di te che diventa eredità.

Vissuto la pelle del prossimo e venduto la tua al miglior lavoro.

Come sistemi adesso, mi domando, l’eredità che ho, se non hai un custode del tuo vissuto?

Come fai a non disperdere il meglio di te se nessuno ne avrà ricordo?
Se vivere è necessario fino all’ultimo respiro, essere ricordata per aver vissuto non è scontato.

Il dolore di immaginare il dissolversi di me stessa, ora, mi angoscia.

Devo rifare i patti con la morte, sono sopraggiunte nuove esigenze esistenziali e non mi va di concedermi senza un custode della mia anima.

FP n. 222 – Testo di Vittoria Selenia
Foto di Filippo Maria Fabbri

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1 commento
  1. luca808 ha detto:

    Selenia bene esprime nelle sue cupaggini una delle più caratteristiche della nostra cultura dell’io ipertrofico, la sopravvivenza della memoria. Già i greci se ne facevano angosciare, e abbiamo visto nella storia delle nostre culture figuracce invereconde (soprattutto a teatro, quando ancora c’era l’ironia); mentre gli orientali, molto più filosofi, almeno in questo, i problemi dell’io li hanno stroncati alla base, da millenni (e questo è uno dei divari più grandi tra monoteismi e poli- o a-teismi). Su questo tema attendo Ramarro… o anche i bavosi 😉

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