8 marzo, festa della donna

Ho controllato: quest’anno cade di mercoledì, che dove lavoro io è il giorno più rognoso della settimana.
Motivo in più per passare la serata in casa, visto che la festa della donna secondo me è una festa del cazzo. (Volgarità a parte, si può definire “festa del cazzo” una ricorrenza dedicata proprio a chi il cazzo non ce l’ha?)
Perfino peggiore di quella cosa insulsa e fastidiosa che è San Valentino, se possibile.
Non lo dico perché “la donna va festeggiata, rispettata e amata ogni giorno, non solo una volta all’anno”.
Non lo dico perché “ormai le donne sono più assatanate degli uomini ed escono in branco a caccia di maschi mezzi nudi, per palpare culi scoperti e pettorali lucidi”.
Non lo dico perché “è una festa commerciale che serve solo ai fiorai e ai gestori di locali”.
(Potrei andare avanti per ore, ma sarebbe inutile; i luoghi comuni sul tema sono noti a tutti).
Lo dico perché non c’è un cazzo da festeggiare.
A questo punto forse serve una premessa: io non sono una donna.
Cioè, fisiologicamente parlando lo sono.
Però quasi nessuno mi considera tale, men che meno io.
Al lavoro, quando fanno la conta delle donne e degli uomini per vedere se la squadra è bilanciata, il mio nome sparisce dalla lista, escluso da entrambi i settori. A quanto pare, risulto asessuata.
Se per puro caso mi scappa detto che ho mal di pancia per le mestruazioni, i colleghi mi guardano basiti, quasi facessero fatica a realizzare che mi porto appresso un apparato genitale femminile, benché io sia visibilmente provvista di ghiandole mammarie.
Comprensibile, lo riconosco: in fondo mi vesto come un uomo, mi pettino come un uomo, mi muovo come un uomo, parlo come un uomo. Difficile pensare a me usando il femminile. (Provate a mettervi nei panni di mio marito, se ci riuscite.)
Nelle uscite di gruppo c’è sempre qualcuno che, dopo la quinta o sesta birra, trova il coraggio di chiedermi se sono lesbica. Sottovoce e impastando le frasi, è ovvio.
Giuro, a volte mi vien voglia di rispondere di sì solo per vedere la reazione.
Che poi, in effetti… Ma questo non c’entra nulla.
La verità è che io odio le donne.
Riformulo, “odio” è una parola forte. E non è nemmeno la più aderente al concetto.
Diciamo che non mi sento troppo in sintonia con l’altra metà del cielo. E l’idea di appartenere alla medesima categoria mi risulta più scomoda di un abito da sera.
Non mi piacciono le donne; sono volubili anche quando hanno un carattere forte.
Se per caso s’innamorano (e s’innamorano sempre, prima o poi) mettono in atto intricate guerriglie di resistenza, estenuanti quanto un anno di lavoro senza ferie. Ti logorano.
“Lo chiamo io”, “no mi deve chiamare lui sennò sembro ansiosa”, e “non gliela do sennò pensa che sono una facile”, o “stavolta gliela do subito, tanto lo so che dopo mi pento comunque”…
Battono ‘sta strada con una tenacia strabiliante, all’infinito. Non imparano mai.
Non che siano tutte così, per carità; però discorsi del genere ne sento a pacchi dalle colleghe, otto ore al giorno, sette giorni alla settimana. Di solito dopo qualche battuta inserisco il pilota automatico e interrompo i contatti.
Non ho mai capito il loro gioco e non ho mai saputo giocarlo.
Con le altre donne sono tremende: pappa e ciccia, bacini e carezze, soprattutto se bruciano d’invidia. Però stai attenta, mai abbassare la guardia; appena giri le spalle volano coltelli peggio che al circo.
Competitive fino all’estremo e capacissime di nasconderlo a perfezione.
Mi fanno paura, le donne: scorpioncini velenosi che camuffano la coda sotto al più innocente degli chignon, tenuto su da una matita che è tanto più studiata quanto più appare distratta.
Sono fantastiche, le donne.
Sanno fare cento cose assieme, sanno vedere colori che io neanche immagino (e hanno una definizione per ogni sfumatura: carta zucchero, fucsia, verdeacqua… Allucinante.)
Sanno essere suadenti e raffinate pure con un paio di jeans e una maglietta anonima.
Sanno toccare le cose, sanno sentire le cose; sanno godersi ogni centimetro del loro bellissimo corpo, quando smettono di massacrarlo e idolatrarlo.
Perché va detto a voce alta: le donne sono più belle degli uomini, è innegabile. Hai voglia tu a pomparti, depilarti, impomatarti e truccarti in stile “faccia di Vogue”, ci sarà sempre una donna (struccata, arruffata, sovrappeso, sfiorita, stanca e con le occhiaie) più bella di te, fattene una ragione, uomo.
Le donne sanno creare la vita. Sanno nutrire la vita. Sanno proteggere e onorare la vita.
L’apporto maschile in tutto ciò conta quanto un alito di brezza in mezzo alla brughiera: dura un attimo e non cambia nulla. Le donne potrebbero riuscire a farlo anche da sole, se lo volessero. E se non possono perché il loro ventre non lo permette, danno comunque vita a qualcosa, generando un dolore privato, invisibile e muto che non le abbandona più, un dolore sordo in cui nessuno deve mettere bocca.
Hanno intelligenze vivaci, brillanti, poliedriche, mutevoli, taglienti.
E sanno buttare tutto in fogna con un battito di ciglia.
Sono iceberg capaci di affondare mille Titanic uscendone con appena un ciuffo scomposto, e poi si squagliano in cinque minuti se un uomo trova il punto giusto in cui sfiorarle.
Sono cozze che si aggrappano ai loro compagni per non essere spazzate via dalle tempeste.
Sono le fondamenta su cui metter su casa.
Dio mio, sono incredibili, le donne.
Quando pensi di averle inquadrate, ti buttano all’aria le carte con un colpo di mano dalle unghie smaltate e ti lasciano lì, confuso e smarrito, a chiederti dove hai sbagliato e cosa puoi aver detto di così grave da scatenare l’inferno.
Le donne te le compri con un diamante, ma non c’è verso di legarle a te se non ti vogliono.
Le donne sanno far male come nemmeno il più brutale degli uomini, e senza bisogno di metterti le mani addosso; non serve a niente picchiarle, umiliarle e costringerle a subire, non sarà mai la violenza a renderle tue.
Le donne sono deboli, banali, contorte, faticose, insopportabili, fragili, gelose, cattive, sospettose, frivole, vulnerabili, emotive, nervose, instabili, frigide, bugiarde, puttane, indifese e indifendibili.
Che cazzo c’è da festeggiare?
Le donne sono coraggiose, ribelli, instancabili, appassionate, indipendenti, generose, equilibriste, irriducibili, oneste, leali, incontrollabili, combattive, affascinanti, sincere, vive e vitali.
Le donne sono esseri umani, come gli uomini.
E non esiste uomo che non sia nato da una di loro.
Compresi quelli che, per rabbia o per paura, alla fine le uccidono.

Testo di Ada Neri
“Gustave Courbet, L’origine del mondo” Rielaborazione grafica di Filippo Maria Fabbri

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9 commenti
  1. Vorrei ringraziare Filippo per l’immagine a corredo… Decisamente d’impatto.
    Grazie Filippo. 🙂

    • Filippo Fabbri ha detto:

      Grazie a te Ada. Davvero un bellissimo testo

      • Sai che più guardo la tua immagine e più la trovo perfetto per quello che intendevo dire?
        Vale più di mille parole.

    • Vittoria Selenia ha detto:

      Magari non sarai fisicamente bella (come di tu) ma hai un cervello fantastico, più realista del Re… per altro sempre più nudo come un verme.
      Incondizionato sostegno a quanto hai scritto.
      VS

      • Grazie!
        Mi fa davvero piacere scoprire di non essere l’unica a coltivare un certo tipo di pensiero…
        Spero di non essere risultata offensiva per nessuno.
        Sai che lì per lì, in effetti, mi sono un pochino preoccupata di esser stata troppo…diretta?
        Mi è uscito di pancia. 🙂

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