Il fastidio di Barney

Prima la foto



L’ho fatta io, fa schifo e a malapena si capisce di cosa si tratta. Lo scenario è comprensibile: un vagone d’un treno, che è quello che tutte le mattine mi porta al lavoro. Un ragazzo con la camicia a scacchi che si confonde con l’alone lattescente di un Sole giovane e ancora privo della forza del mezzogiorno, ma comunque in grado di sfumare contorni e dissipare le ultime ombre della notte.
Sulla gamba destra del ragazzo si nota (soprattutto se ve lo dico io) un cavo bianco.
Quel cavo è un pezzo di una delle cose per me più fastidiose, e massimamente fastidiose se mi ci imbatto di mattina.
Si innesta con uno spinotto in un telefonino, in questo caso invisibile perché perso nell’alone luminoso ma comunque appoggiato sotto al finestrino. L’altro capo si biforca in due cuffie, che a loro volta sono inserite nelle orecchie del ragazzo. Egli guarda catatonico fuori dal finestrino, verso un mondo che gli scorre davanti a media velocita’, e nel frattempo si fa arrivare dritto nelle orecchie una cacofonia di untz-untz elettronici intervallati da rumori tipo friggitrice in cortocircuito.
Il problema è che io -che sto leggendo per i fatti miei su una poltrona dall’altra parte del treno- vengo ugualmente investito da questo untz-untz senza requie e senza gusto, quasi come se le cuffiette fossero nelle mie orecchie.
Immagino che il ragazzo abbia superato di otto tacche il livello oltre il quale -t’avverte il cellulare- potresti danneggiare seriamente il tuo sistema uditivo. E immagino che abbia perso il gusto musicale sin dalla nascita.
Mi capita spesso di alzarmi, andare dal ragazzo con la camicia a scacchi di turno, cercare di attirarne l’attenzione a voce e -infine- battergli sulla spalla facendo con le mani il segno di abbassare quel troiaio che sta ascoltando. Molte volte lo sguardo dell’ameba è vitale come può esserlo un tombino di ghisa, e lo stupore genuino che si disegna sulla faccia del tizio (o tizia) di turno fa capire in quale abisso siano ormai caduti i giovani d’oggi.
Altre volte mi metto io le cuffie, e faccio partire qualcosa nelle mie orecchie. Prima però controllo che la musica sia solo per me. Non vorrei risultare io un fastidio per un altro viaggiatore.
Mi riprometto di percorrere in futuro una terza via: la prossima volta che parte un untz-untz dalle cuffie di qualcuno, io faccio partire dagli altoparlanti del pc una roba come questa, con il doppio scopo di controbattere colpo su colpo e di educarne almeno uno.

Fastidio di Barney

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13 commenti
  1. Un testo pieno di alterigia e stupido senso di superiorità. Consiglio all’autore di far leggere questo post al suo analista.

    • Pensare che mi sono trattenuto… L’analista mi corregge le bozze, pubblico solo dopo suo OK.

  2. Ogni generazione ha la sua musica… ai posteri…
    🙂

  3. CimPy ha detto:

    “Altre volte mi metto io le cuffie, e faccio partire qualcosa nelle mie orecchie. Prima però controllo che la musica sia solo per me”

    Sì, è quello che preferisco anch’io.
    Davvero, non capisco come facciano a sentire qualsiasi cosa – fosse pure Il Lago dei Cigni – ad un volume tanto esagerato: che siano, tutti quelli che lo fanno, ormai già sordastri?

  4. Un fastidio che condivido. Più di una volta mi è capitato di ascoltare mio malgrado suoni non graditi. A. Oltre anche fuori cuffia. È ti va bene se quando chiedi di abbassare abbassano. A me hanno detto che se volevo leggere potevo cambiare vagone

  5. Tati ha detto:

    su ” sguardo dell’ ameba vitale come un tombino di ghisa…” s’è sentita tutta l’insofferenza e il fastidio…
    M’è piaciuto tanto…. non quel fastidio però.

  6. tiZ ha detto:

    A volte la musica alta ci salva : dal vicino, da ciò che ci aspetta, dalla condizione di pendolare, dal traffico dei pensieri, dal molestatore di turno ( signò e vulite accattá 3paia di calzini 5eurO?) , le chiacchiere a voce alta, l’ennesimo ritardo. ..
    Serve a conservare tutti i karma” sono qui ma in realtà non ci sono ” a dispetto di dare fastidio. .

    • Ma questa non è musica! È qualcosa che non comprende neanche l’uso di strumenti, solo elettronica con ritmo sempre uguale per mezz’ore di fila. Posso capire a un rave party, non sul treno.

  7. cinziarobbiano ha detto:

    mi alzo e me ne vado…

  8. Secondo me non hai bisogno che ti si spieghi il valore punk del rumore e del volume alto. Penso che tu intenda, con questo post e insieme ai CSI, che “bisogna essere attenti per essere padroni di se stessi”. Altrimenti, la libertà di spargere fastidio rende soltanto schiavi.
    E… hai mai avuto il piacere di ascoltare le telefonate private che alcuni fanno senza sapere che il vivavoce si propaga anche alcuni metri fuori dalla propria automobile? Strepitosamente e umoristicamente fastidiose, in certi casi.

  9. Ella ha detto:

    Sui gusti musicali di chi ascolta certa roba a palla e in pubblico… Meglio sorvolare. 🙂
    Io per prima ho gusti musicali rumorosi e molti di quelli che mi conoscono li trovano terribili.
    Però leggendo il tuo pezzo mi è venuta in mente una cosa che non c’entra nulla: mi manca moltissimo viaggiare in treno… Mi è sempre piaciuto tanto, il treno. Fastidi compresi.
    Quindi grazie, di cuore.

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