Il fastidio di Elisabetta

Fastidio-collage

1) Il fastidio della materia: contrapposto al mondo delle idee, sotto il nostro divano ecco il mondo di polvere, escrementi, tele di ragno. Ma anche di stoffe, abiti, copriletti, divani. Divani coperti da copriletto, case che ospitano divani, condomini fatti di appartamenti, grattacieli e mattoni, strade, automobili, oggetti creati dall’uomo, creati per uno scopo pratico che hanno perso la dignità originaria dello scopo originario per diventare oggetto di culto in sé, segno e simbolo dello status sociale di chi li esibisce.

Ogni oggetto richiede cura, richiede tempo, manutenzione che porta via tempo o denaro. Il mondo di materia ha un suo sangue che è tempo o è denaro. Porta via energia, porta via idee, senza che sembri toglie spazio alla creazione, toglie tempo allo spirito, toglie energia ai rapporti umani. Manca di misura, di sobrietà e di controllo, e il mostro fuori controllo a sua volta ti controlla, mangia lo spazio della fantasia, delle letture e dello spirito. Nel margine rosicchiato di questo tempo residuo nasce l’avversione: avversione che può essere verso le cose che imprigionano uno spirito che vorrebbe galleggiare libero negli spazi del pensiero o verso lo spirito che nuoce a un mondo di desideri fuori controllo. Essere o avere. Essere o non essere (è un problema?).

“Dopo un periodo in cui il mondo occidentale aveva goduto di ordine, tranquillità e fusione nel vero Dio e nella Trinità, ci furono ondate di cambiamenti, presaghe solo di tempi peggiori. Il buon giorno si vede dal mattino. Gli anni splendidi di Abelardo, Thomas Beckett ed Everyman erano soltanto un ricordo; la ruota della Fortuna si era rivoltata contro l’umanità, ne aveva spezzato il collo, frantumato il cranio, spezzato la schiena, punzecchiato l’inguine, amareggiato l’anima. L’umanità, che era arrivata tanto in alto, cadde in basso. Ciò che prima era sacro allo spirito diventò sacro allo stomaco” J.K Toole Una banda di idioti pag 44 (Marcos y Marcos Edizioni)

2) Il fastidio della forma: quando la forma diventa sostanza dell’esistenza, parametro di inclusione e necessità per poter dar seguito a relazioni, la forma ingabbia la sostanza come una gabbia ingabbia il canarino. Costringe, stringe, stritola, castra. Quando la forma sostituisce la sostanza, quando il ricciolo pesa più della lettera, quando l’innovazione stilistica copre il contenuto dell’opera, allora siamo arrivati alla decadenza: vita, letteratura, arte, tutto.

“La mia inventiva incontrollabile e licenziosa come al solito, mi suggerì un’idea così audace e magnifica che mi rifiutai di credere a ciò che stavo pensando. “Alt” gridai implorando la mia mente che si era fatta simile a un dio. “Questa è follia”. Tuttavia stetti a sentire ciò che la mia mente mi suggeriva: ebbene mi stava offrendo la possibilità di salvare il mondo attraverso la degenerazione.

Il nostro primo passo sarà quello di fare arrivare uno dei membri del partito alle alte cariche dello stato; forse la presidenza stessa se la Fortuna ci assiste. Poi gli altri si infileranno tra i militari, e saranno continuamente occupati a fraternizzare tra loro, a sistemare le uniformi, a inventare gare di eleganza, a dare feste ecc…, in modo da non avere più tempo per pensare alla guerra. Colui che diventerà capo di stato maggiore avrà un’unica preoccupazione: badare al proprio guardaroba che conterrà uniformi e abiti da sera da indossare a seconda dei casi.” J.K Toole Una banda di idioti pag 317 (Marcos y Marcos Edizioni)

3) Il fastidio della circostanza con la sua etichetta di cose da dire e da non dire e da ridire. Una formalità meno leziosa, più solida. Una struttura di comportamenti che non è etica e nemmeno estetica ma buon gusto cioè una sana (?) via di mezzo. Quando l’etichetta sostituisce l’impulso spontaneo del cuore ecco una nuova gabbia per uccelli in gabbia.

Risultante: un labirinto di gabbie ben strutturato che rende la fuga poco conveniente. La circostanza può essere anche il palcoscenico con la sua claque, lo spettacolo che prevede i suoi ovvi salamelecchi e discorsi. Il ragionamento imbrigliato e a decorso obbligato.

“Patrick tirò fuori lo smoking dalla valigia e lo gettò sul letto per poi lasciarsi cadere a sua volta. Un avviso sotto il vetro del comodino diceva: “Per evitare delusioni, gli ospiti sono invitati a prenotare in anticipo un tavolo al ristorante”. Patrick, che per tutta la vita aveva cercato di evitare delusioni, si maledisse per non avere scoperto prima questa formula. Non c’era nessun altro modo di smettere di essere deluso? Come poteva trovare un terreno sicuro, visto che la sua identità sembrava iniziare con la disintegrazione ed essere destinata a disintegrarsi ulteriormente?Ma forse era il suo stesso modello di identità a essere mal concepito. Forse l’identità, non era un edificio che aveva bisogno di fondamenta, ma piuttosto una serie di imitazioni tenute insieme da un’intelligenza centrale, un’intelligenza che conosceva la storia delle imitazioni e aveva abolito la differenza tra azione e interpretazione.” E. St Aubyn I Melrose pag 387 (Beat Edizioni)

Testo di Elisabetta Pierini
Immagine di Andrea Passanisi

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2 commenti
  1. Ella ha detto:

    Particolare. Ma Elisabetta è una persona tutta particolare. 🙂
    Ciao Elisabetta!

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