Il fastidio di Luca



Sono anni che pratico una forma di meditazione, così la chiamo ormai per farmi capire, tutta mia, niente di spettacolare, che ho sviluppato senza nemmeno accorgermene nel corso del tempo, potrei chiamarla anche sopportazione, ed è una pratica di sopravvivenza, che si adatta a ogni circostanza, ambiente, contesto umano. Sento che è un miscuglio di tutte le cose che ho letto e imparato in tutta la mia vita ormai lunghetta, se non ragguardevole – almeno sotto certi punti di vista, come per esempio la resilienza, un tempo manco si sapeva che fosse, che esistesse, un ingrediente ora sempre più invocato, sempre più apprezzato e prezioso, necessario, per affrontare la vita di tutti i giorni, parte di quella saggezza che dice mi piego e non mi spezzo, m’inchino alla sorte, ci sarà un altro giorno in cui raddrizzarmi e riprendere a crescere e fiorire, portare sviluppare e offrire frutti. Insomma ho trovato un modo per affrontare le storture e difficoltà continue che ormai – sarà pure e soltanto il fatto biografico – fan parte della mia vita, che sento strattonata a volte anche felicemente di qua e di là, sbandando in mille rivoli di attenzioni e attività diverse, come forse dev’essere in quest’epoca di surfisti, di veloci apparizzioni (sì con due zeta) sulla cresta dell’onda, di schiuma bianca strappata dal vento, e improvvise pause e riprese, di pazienti attese.
Ebbene in tutto questo il fastidio quando compare è una brutta bestia, come si sarebbe detto una volta, quando non c’era rispetto per gli animali né per l’uomo, in fin dei conti, non come ora che dobbiamo, e per fortuna volentieri siamo, pieni di mille premure per i nostri simili e diversi, per tutto uno molteplice, dicevo il fastidio permane e arriva proprio quando non riesco a chiudere il tappo del contenitore, strapieno, del cassonetto di Pandora, (non quella di Avatar proprio quella del mito greco), a rinchiudere nel sacchetto dei rifiuti tutti i mali, quando si lacera sul bordo e fuoriesce il qualcosa che non riesco a rinchiudere, la telefonata non fatta, la bolletta non pagata, la mail non risposta, l’invito ignorato, l’amico malato, post da scrivere, firme da apporre, fax da inviare, foto da scaricare, appunti perduti, file sscopmarsi, auto da riparare, bucati da lavare stendere e piegare, spese da fare, e pur con tutto l’affanno profuso per tenere a bada i mille serpentelli di cui è fatta questa vitaccia moderna, altro e quotidiano crollo del Vajont, mentre il desiderio puro sarebbe lì, fin dal mattino, mettersi su di una sdraio con gli occhi chiusi a sentire il sole, e poi guardare nuvole e vento che passano senza alzare un dito, aspettare noia e sbadigli… aaah, che fastidio, e per di più sapere, intimamente certo che sarebbe tutto lì, già pronto, la mia perfetta bonzaggine, a un passo da questo putiferio, che FASTIDIO!

Testo e foto di Luca Vitali

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