Le fitte di Ramarro (n. 10): I difetti fondamentali

Luca Ricci, I difetti fondamentali, Rizzoli

“Sostanzialmente pensavo degli esseri umani tutto il male possibile, ma chiudevo un occhio sulla circostanza di essere uno di loro.”

A differenza di quelle del sottoscritto, le cicatrici degli scrittori non si disegnano in superficie. A differenza di quella del sottoscritto, la loro sofferenza è tutta sotto la pelle. Gli scrittori, quelli veri, non amano esibire sé stessi in martiri sansebastianeschi e se sputano sangue su una pagina, lo fanno senza lasciare tracce. Al limite si tagliano le dita, mentre smazzano risme particolarmente affilate. Ma soffrono in silenzio, un cerottino e passa tutto. Fino alla volta successiva. Una cosa è certa però, torturarsi piace a loro come piace a me. Loro sono semplicemente più discreti. Ma la prospettiva permanente di Sisifi senza remissione, ci rende uguali. Passeggeri che hanno firmato il consenso libero e informato per un biglietto sullo stesso aereo destinato a schiantarsi ogni volta. E mentre vado in ipossia tentando di battere il record di apnea mediante pratica di autostrangolamento, mi chiedo se c’è qualcosa di malsano in tutto questo. E indovinate qual è la risposta di zio Ramarro? Bravi, risposta esatta.

Le Fitte n. 10
testi di Alessio Schreiner,
disegni di La Tram,
con la collaborazione di Giuseppe Palumbo

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