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Consigli d’autore

approdo

Dal retro di copertina
Perché così tante donne e uomini sono costrette a lasciarsi tutto alle spalle e viaggiare soli verso un paese sconosciuto, un luogo senza famiglia né amici, dove ogni cosa è anonima il futuro è un’incognita? Questo graphic novel senza parole è la storia di ogni migrante, ogni rifugiato, ogni apolide, e un tributo a tutti coloro che si sono messi in viaggio.

Shaun Tan, L’approdo (Tunué, 2016, collana Mirari)

La storia dell’esperienza del migrante, delineata con amore è resa magistralmente da Shaun Tan, è un documentario magicamente raccontato tramite il Surrealismo.
Art Spiegelman, autore di Maus

Contributo di Katia Mazzoni

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dio

Incipit
La neve sulle montagne si stava sciogliendo e Bunny era già morto da molte settimane prima che arrivassimo a comprendere la gravità della nostra situazione. Era già morto da dieci giorni quado lo trovarono, sapete. Fu la più grande battuta della storia del Vermont-polizia dello Stato, FBI, persino un elicottero dell’esercito; il college chiuse, la fabbrica di colori ad Hampden serrò i batenti, la gente veniva addirittura dal New Hampshire, dal nord dello Stato di New York, addirittura da Boston. È difficile credere che il semplice piano di Henry potesse aver funzionato tanto bene, nonostante tali eventi imprevisti.

Dio di illusioni – Donna Tartt, 1992 (Rizzoli, 2016)

Contributo di Tratto d’unione

mare

Attraverso le domande di Gianni Riotta Steve McCarry si racconta e racconta la sua esperienza di vita e di fotografo. Un libro per tutti, non solo per appassionati, in cui praticamente non si fa riferimento alla tecnica fotografica; con le sue parole ed alcune immagini ci accompagna nei campi profughi, nei paesi in guerra ma non solo, aiutandoci anche a capire i delicati equilibri su cui poggiano.

Steve McCarry (si racconta a) Gianni Riotta, Il mondo di Steve McCarry, Mondadori, 2016

Contributo di Filippo Maria Fabbri

buio

“Gli sembrò di sentire ancora il caldo appiccicoso del sangue sulle mani, sul viso. Istintivamente si portò l’indice e il medio a seguire la terribile cicatrice che gli smezzava la parte destra del volto, dal sopracciglio alla guancia: aveva rischiato di perdere l’occhio a Poitiers, ma era stato fortunato”

Fabrizio Fangareggi, Pierluigi Fabbri, Il confine del buio, David and Matthaus, 2016

Contributo di Filippo Maria Fabbri

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