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Kobopensieri

cardellino

Tenere troppo alle cose può distruggerti. Solo – se tieni abbastanza a un oggetto, esso acquista una vita propria, o no? E non è questo il punto fondamentale delle cose – delle cose belle –, il fatto che ti mettono in contatto con una bellezza superiore? Quelle prime immagini che ti spalancano il cuore e tu spendi il resto della tua vita a inseguirle o a tentare di ricatturarle, in un modo o nell’altro? Perché, insomma – riparare vecchie cose, preservarle, prendersene cura – da un certo punto di vista non c’è fondamento razionale per tutto ciò…

Donna Tartt, Il Cardellino (Rizzoli)

taylor

Libro che mi incuriosiva ma fortunatamente l’ho acquistato in formato ebook (1,99 Euro). Ho scoperto leggendolo che tra i cinquanta libri non figurava La Divina Commedia di Dante Alighieri, che insieme a Boccaccio viene citato nel capitolo dedicato a I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer del quale si dice proprio che “Aveva viaggiato molto, e prese in prestito elementi narrativi da Dante, Boccaccio e da autori francesi dell’epoca.”
Semplice visione anglocentrica? Provocazione? O forse il tentativo di ridurre la lista a soli 50 titoli è un “gioco” impossibile.

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Prima settimana “lavorativa” del nuovo anno e due amici più o meno quarantenni, lui e lei, si ritrovano casualmente seduti di fronte, sul treno verso Milano. Entrambi con ebook reader, entrambi ricevuti come regalo del recente Natale. Lui ha un Kobo, lei un Kindle. La discussione scivola subito sulle delle funzioni dei dispositivi e sulla capacità di adattarsi a questo tipo di lettura, “che all’inizio non è stato facile”, “ma il mio non mi indica il numero di pagina”. Poi parlano di quello che stanno leggendo. Lui, sembra un insegnante, si vergogna un po’ ma si sta cimentando con qualche opera classica che ha scaricato gratuitamente. Non capisco il titolo ma lei risponde parlando con competenza dell’Iliade.
La mia piccola statistica personale, guardando tra i conoscenti, mi fa notare come il Kobo sia più diffuso tra i maschi e il Kindle preferito dalle lettrici. Sarà vero? E il tablet? Unisex!

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Quando andavo a scuola non ho mai usato un diario per segnarmi i compiti. Lo utilizzavo all’inizio dell’anno scolastico, giusto per un’idea di ordine e applicazione, ma poi lo abbandonavo, anzi lo dimenticavo. Mi bastava guardare gli orari delle varie materie e mi ricordavo lezione, compiti, pagine…
Per molti anni ho fatto a meno di un’agenda, che poi utilizzavo principalmente come rubrica, perché mi sono imposto di non ricordare a memoria numeri di telefono (e compleanni, ma questa è un’altra storia…).
Oggi, che sicuramente non ricordo tutte le cose che devo fare tra casa e lavoro e ho bisogno di appuntarle, i miei memo sono disorganizzati su diversi supporti: agenda, bigliettini, cellulare, Evernote e altre app…
Per CRT, nei periodi più caotici, ricorro a dei calendari fatti a mano, semplici griglie su fogli A4. Ecco, il proposito per il nuovo anno potrebbe essere quello di organizzare meglio le pubblicazioni sul blog, magari usando un quaderno CRT!

Buon 2014, e un grazie particolare a tutti quelli che partecipano a Cartaresistente, anche con la semplice lettura.

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Una delle “operazioni artistiche” che ogni tanto mi ripropongo di fare è quella di raccogliere i bigliettini con la lista della spesa che restano nei carrelli, o nei cestini del supermercato. La cosa mi attrae per diversi motivi:
1) Dimmi cosa (e come) scrivi e ti dirò, più o meno, chi sei…
2) … e ti dirò anche lo Zeitgeist, ossia l’aria che tira…
3) … e va bene, lo ammetto: c’è un po’ di voyeurismo.
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Before I die, il progetto dell’artista Candy Chang (l’avevamo visto qualche settimana fa anche su Fools Journal), diventerà un libro che uscirà il prossimo 5 novembre per l’editore St. Martin’s Press. L’opera presenta molti aspetti interessanti e restituisce immagini di grande forza espressiva, piene di vitalità e graficamente bellissime. Prevedo quindi un libro-catalogo, di grande formato, ricco di fotografie, stampato bene su carta di qualità: tutte caratteristiche che rendono gli ebook reader obsoleti. Adesso che ci penso mi viene in mente che la mia esperienza con gli ebook si limita a qualche saggio, equivalente ad un centinaio di pagine, tradizionalmente parlando, la cui lettura si esaurisce in poche ore. Un bel romanzone, quello in cui ti immergi per qualche giorno o settimana… Quello proprio non ci riesco.

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Credo che la mia passione per l’oggetto libro sia prossima al feticismo. Malgrado questo non sono mai stato particolarmente interessato all’autografo e alla copia firmata dall’autore. Però posso capire il piacere e il desiderio di avere un contatto diretto con l’autore, di aggiungere qualcosa di più intimo e personale, come una dedica, sull’oggetto che già ti ha regalato una storia importante e coinvolgente. Ma con gli ebook come la mettiamo? Lo chiedeva @Robiyess, via twitter, qualche giorno fa, e la cosa non deve essere di poco conto se addirittura la Apple – è infatti notizia recente – ha brevettato una sorta di firma digitale dell’autore con la possibilità di avere una dedica inserita sul proprio ebook, il tutto rigorosamente certificato. Evidentemente c’è bisogno di scaldare un po’ il cuore di queste fredde pagine digitali. O magari è successo che, durante l’incontro con lo scrittore in qualche città statunitense particolarmente evoluta, questi non sapeva dove apporre il suo autografo? Ma… un bel pennarello indelebile così si potrebbe firmare sul retro dell’ebook reader? Certo lo spazio è poco e la superficie inadatta, ma nel caso ci riusciste il vostro lettore diventerà un oggetto da collezione!

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