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Microstorie dall’iPad / Focal Point

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Questo posto è pieno di treni con dentro chi scavalca sospeso il tempo d’attesa.

Giornimesianni di fermate da dirigere nella rincorsa dell’arrivare dentro a luoghi che ti aspettano da qualche parte.

Le distanze disgrazia rubano i momentiminutiore di vita tra una parola e l’altra stampata su carta.

La geografia non definita del paesaggio incompiuto, quasi liquido denso che scorre dentro a finestrini sigillati spinge gli sguardi assenti ad amalgamarsi.

Ci si abitua, ci si plasma, ci si rassegna spinti dalla necessità, recuperando responsabilità e negando di sé altre forme del destino solo immaginate prima del treno.

Qui, anche i mitieroidivinità aspettano leggendo di essere trasportati in un altro posto lontano da sé, dentro a storie narrative che qui vagano sonnolente.

FP n. 228 – Testo di Vittoria Selenia
Foto di Filippo Maria Fabbri

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La vita non aspetta, se non stai al passo ti retrocede a categoria inferiore, sempre più inferiore.

La vita non è uno sport ma lo stesso te la puoi giocare e come merce di scambio, comprare, ormai. Sarà per questo che le file della retrocessione sono sempre più folte.

Dalla retrocessione non fai che assistere al gioco di chi la vita la mastica, rimastica, digerisce risputa, se non altro perché se devi viverla come vuoi il rispetto del prossimo è da escludere.

Retrocedere non fa bene alla salute, non aiuta, anzi, sei senza speranze da gestire secondo esigenza e la qualità di chi sei va a farsi fottere alla grande.

Se sei in retrocessione l’unica vera fortuna è stare quanto mai svegli, le cose migliori partano dal basso, spesso le inizia chi la sofferenza la conosce.

Li in alto, pare, stanno facendo una vita di merda piena di paure, in difesa ad oltranza di quello che possiedono e non vedono l’ora arrivi qualcuno a salvarli.

FP n. 224 – Testo di Vittoria Selenia
Foto di Filippo Maria Fabbri

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