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Città d’Europa: Madrid

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Sicuramente coloro a cui piace Hemingway sapranno che era innamorato della Spagna. Negli anni ’20 l’aveva visitata in varie occasioni insieme alla sua famiglia. Poi vi ritornò nel 1936-38 come inviato di guerra per conto della North America Newspaper Alliance. Ed è precisamentente durante la Guerra Civile che è ambientato il piú famoso dei suoi romanzi: Per chi suona la campana.

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La stazione ferroviaria di Atocha, il Palazzo di Vetro (Palacio de Cristal) del Retiro o il Mercato di San Miguel, così come molte altre strutture architettoniche di Madrid della seconda metá del XIX secolo son il perfetto esempio delle nuove tendenze costruttive di quell’epoca, frutto della rivoluzione industriale che porta l’uso di nuovi materiali, come il ferro, il cemento armato o il vetro, usati soprattutto quando c’era la necessità di costruire grandi spazi diafani come stazioni, serre, mercati, biblioteche o fabbriche, ma anche ponti ed altre strutture. Il loro uso si diffuse grazie anche alle esposizioni universali nelle quali le nazioni che vi partecipavano costruivano dei grandi padiglioni diafani che potessero contenere le nuove macchine e invenzioni che si volevano far conoscere. L’esempio più conosciuto di questa nuova tecnica costruttiva è la Torre Eiffel.

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Piccoli parchi, grandi storie

Molti sono gli spazi verdi, grandi e piccoli che Madrid ci offre. Ne ho scelti due, che pur essendo piccoli racchiudono grandi momenti della nostra storia.
A pochi passi dalla Plaza de España, su una montagnola che si affaccia sul ‘Parque del Oeste’, che scendendo arriva fino al livello del fiume, il Manzanarre, ci sono dei bellissimi giardini. In questo luogo si può godere di una stupenda vista e indiscutibilmente del più bel tramonto. La zona adiacente è una delle zone più signorili della città ma solo le persone anziane ricordano che il famoso parco era conosciuto come ‘El cuartel de la Montaña’ dove c’era una grande caserma che fu lo scenario di uno dei più tristi e sanguinari episodi dell’inizio della Guerra Civile, nel luglio del 1936.

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La ‘Plaza de España’

Non ricordo quando, ma qualcuno una volta mi disse che Don Chisciotte della Mancia (El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha) è il libro tradotto in più lingue dopo la Bibbia. Non so se sarà vero, però è indubbiamente una delle opere più importanti della letteratura universale. Nella Mancia, che è una vasta regione che si stende fra Madrid e l’Andalusia, oltre agli sconfinati vigneti che ci accompagnano per chilometri, possiamo trovare tutti i toponimi menzionati nel libro, come per esempio ‘El Toboso’, paese natale di Dulcinea e anche molti piccoli monumenti dedicati ai principali protagonisti dell’opera che ci ricordano che quella è la terra del cavaliere errante e del suo scudiero.
Però il monumento più importante che rende omaggio al suo autore, Miguel de Cervantes Saavedra (1547-1616), si trova a Madrid, al centro dei giardini della “Plaza de España”.

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Statue in terra ed in cielo

Come molte altre città che si rispettano, anche Madrid ha le sue statue che hanno il duplice fine di abbellire la città e di ricordare, nella maggioranza dei casi, i suoi personaggi più illustri. Fra tutte le statue di Madrid ce ne sono due molto famose, una perché è particolarmente bella, e l’altra perché è particolarmente singolare.

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Madrid ‘de los Austrias’

Uno dei quartieri più antichi di Madrid sorpende un po’ chi non c’è mai stato. Se uno non fosse cosciente di trovarsi al centro di un paese mediterraneo potrebbe pensare di essere capitato per sbaglio in Europa centrale, e più esattamente in zona austro-germanica. È l’architettura dei tetti neri di ardesia dei palazzi più importanti di questo quartiere che ci porta un po’ fuori strada. Poi quando leggiamo nella nostra guida che la Spagna è stata dominata per un paio di secoli dalla dinastia degli Asburgo, allora i conti tornano. E nella capitale, ovviamente, non poteva non esserci l’espressione del loro gusto nordico. Questo quartiere è appunto chiamato ‘Madrid de los Austrias’, ossia Madrid degli Asburgo.

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Il senso ludico della vita (seconda parte)

Però non solo di ‘tapas’ vive l’uomo. E mi sembra doveroso nominare qualche piatto tipico della gastronomia madrilena. Non certo la ‘paella’ che ha le sue origini a Valencia anche se ormai è diventato il piatto nazionale. Il ‘cocido madrileño’ è una specie di bollito molto ‘sostanzioso’. Infatti viene fatto con carne di vitello, pollo, prosciutto, pancetta, ‘chorizo’ (una specie di salsiccia), poi alcune verdure come il cavolo, la patata… e, la cosa piú importante: i ceci. Si fa un bel lesso e poi prima si tira fuori il brodo e ci si fa una minestra che serve da primo piatto; e poi per secondo, tutto quel ben di Dio appena nominato con i ceci (scolati) di contorno. Altro piatto leggerino sono i ‘callos a la madrileña’, ossia la trippa. Non tanto per l’ingrediente principale ma per tutti gli altri previsti per questa ricetta, tutti di origine suina. Se invece vogliamo fare colazione, allora c’è il tipico ‘chocolate con churros’ (pronuncia ciurros). I ‘churros’ sono la cosa piu scema del mondo perché, in pratica, è una pasta fatta con acqua e farina e poi fritta a forma di alamari (ci vuole una manica da pasticciere). Ben fritti e mangiati caldi sono molto buoni. Vengono accompagnati da una tazza di cioccolata calda molto, molto densa. Se ci metti il ‘churro’ dentro questo deve rimanere quasi in piedi. La buona cioccolata deve essere così. Lo dice anche il proverbio: ‘las cuentas claras y el chocolate espeso’, ossia i conti devono essere chiari e la cioccolata densa. Nella lingua spagnola ‘claro’ e ‘espeso’ sono antonimi.

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