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Il Sacrificio dell’arte

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È arrivato il giorno in cui si chiude e il giorno è oggi. Si chiude di solito quando i risultati di una certa operazione non tornano o sono pessimi, rare sono le vicende che vengono chiuse mentre stanno funzionando bene.
Quindi chi ci ha seguito fino a qui non avrà difficoltà a capire perché abbiamo deciso di chiudere “il Sacrifico dell’arte”, mentre per chi ci legge la prima volta basterà dire… no meglio rimandare ai post precedenti (qui in questo blog e qui nel blog Assolocorale).
Ci siamo chiesti in questo periodo dove fosse l’errore per non riuscire a creare quel minimo di interesse all’argomento: tracciare l’arte di questo Paese che si sta disgregando, segnalando ognuno dal posto in cui si trova cosa c’è che stiamo perdendo, giusto appunto per conoscere l’entità del problema e la conseguente perdita di identità sociale che in buona parte ci lega storicamente a questa arte.
Ma niente, o molto poco, anche spostando il progetto su un blog più affine all’argomento che non Cartaresistente, o meglio, c’è da segnalare lo spassionato interesse blogger a rilanciare la notizia in mille rivoli di comunicazione, o accettare la richiesta di far girare lo stesso articolo in “flash mob” senza poi avere ritorni.

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Oggi Cartaresistente pubblica in contemporanea con una rete di siti Internet questa personale riflessione di Lois a sostegno del più ampio progetto “Il Sacrifico dell’arte”, nato a Marzo 2014 su questo blog con l’idea di aggregare notizie e considerazioni attorno a un tema di difficile soluzione: il patrimonio artistico Nazionale che stiamo perdendo.
Come ricordato più volte ai nostri lettori, in questo momento “Il Sacrifico dell’arte” sostenuto da CRT è in gestione quotidiana di Assolocorale (il blog di Lois) che per un periodo ha assunto l’impegno di raccogliere testimonianze e immagini di opere pubbliche italiane in evidente stato di abbandono e incuria.
Certo, non basta la sola notizia per risolvere un così ampio problema sociale anche se in tutte le nostre fasi di vita la conoscenza aiuta prima di tutto a non dimenticare, poi forse a farsi carico di quello che abbiamo capito, per poi (e sarebbe la cosa migliore da fare) intervenire.

I Cartaresistenti

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Ormai è noto che nel nostro Paese quello che dovrebbe essere il petrolio è ridotto a poco più di una misera attrazione. Il Patrimonio Artistico dovrebbe costituire la leva principale della nostra economia, divenendo non solo fonte di guadagno ma anche di reclutamento di risorse umane per impieghi dignitosi legati all’intero mondo della cultura. Purtroppo però tutto questo non accade.

La nostra Costituzione all’articolo 9 cita:
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Uno dei principi fondamentali sui quali si fonda l’Italia.
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Da qualche parte qui dentro è già stato ribadito: a CRT piace trasformare i problemi in idee e le idee in progetti concreti, una forma mentis che ha aiutato più volte questo blog a considerare i momenti di difficoltà come nuove sfide.
Oggi è il caso del Concorso “Il Sacrificio dell’arte” uno dei post più letti di sempre in Cartaresistente ma ancora “al palo da fine Marzo”, si è vero un post (uno solo in tre mesi) è arrivato, quello di Cinzia Robbiano che CRT premierà più per la buona volontà della nostra affezionata lettrice che per competizione avvenuta.
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Questo è un volume che proviene da una delle più grandi biblioteche private che io abbia mai visto, il vecchio padrone di casa di Nobile Stirpe confermata da Albero Genealogico che partiva dal 1120, me lo fece scegliere come regalo l’ultima volta che ci siamo visti, poi lui morì poco dopo. Non esistendo eredi e non essendo riuscito a creare un Fondo, il patrimonio letterario raccolto in vita dal Nobile si disperse e molti libri andarono alla biblioteca comunale (credo i più convenienti), molti a bancarellari un tanto al chilo e alcuni ho saputo in seguito distrutti, soprattutto dalla cospicua raccolta erotica.
Al tempo in cui frequentai la biblioteca, l’uomo ottantenne che aveva perso l’adorata moglie da un anno e che per comodità e riservatezza chiameremo “Mister X”, stava scrivendo da decenni la storia della sua famiglia. Era arrivato per capisaldi agli inizi del ‘700 e cosciente del fatto che gli rimanesse poco tempo non faceva altro tutto il giorno, sempre in vestaglia rossa e pantofole… vergava tutto a mano.

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